29 Giugno 2026, lunedì
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Omicidio di Aurora Tila, condannato a 17 anni l’ex fidanzato: “L’ha uccisa perché non lo voleva più”

La sentenza del Tribunale per i minorenni di Bologna chiude il primo capitolo del dramma che ha sconvolto Piacenza. La tredicenne precipitò dal settimo piano il 25 ottobre 2024. Riconosciute tutte le aggravanti, compreso lo stalking. La madre: “Non c’è pace per una mamma che ha perso una figlia”.

Il Tribunale per i minorenni di Bologna ha condannato a 17 anni di reclusione il ragazzo di sedici anni accusato dell’omicidio pluriaggravato di Aurora Tila, la tredicenne di Piacenza morta il 25 ottobre 2024, dopo essere caduta dal settimo piano della propria abitazione.
L’imputato, ex fidanzato della vittima, è stato giudicato con rito abbreviato – una scelta processuale che comporta la riduzione di un terzo della pena – ma ciò non è bastato a evitare una condanna severa.

Il pubblico ministero aveva chiesto 20 anni e 8 mesi, mentre la difesa aveva invocato l’assoluzione, sostenendo la tesi dell’incidente o, al più, di un gesto volontario della stessa ragazza.

Una caduta che non fu un incidente

Secondo la ricostruzione dell’accusa, quel pomeriggio di ottobre Aurora non è precipitata da sola. Il suo ex fidanzato l’avrebbe spinta dal balcone, dopo un litigio. Quando la giovane, disperatamente aggrappata alla ringhiera, tentò di salvarsi, il ragazzo – secondo quanto emerso in aula – l’avrebbe colpita alle mani con le ginocchia, fino a farla cadere nel vuoto.
Una scena ricostruita anche attraverso le testimonianze di alcuni presenti, che avrebbero assistito, almeno in parte, al tragico epilogo.

La tesi difensiva, invece, ha insistito sulla possibilità di una caduta accidentale, sostenendo che non vi fossero prove incontrovertibili di un gesto violento. Ma per i giudici la ricostruzione dell’accusa è risultata coerente, sostenuta da riscontri tecnici e testimonianze.

Tutte le aggravanti riconosciute

La sentenza, letta in un’aula tesa e gremita, ha riconosciuto tutte le aggravanti contestate, compresa quella di stalking. È un passaggio cruciale, perché la condotta del ragazzo – secondo il collegio giudicante – non si sarebbe limitata a un momento d’impeto, ma sarebbe stata il culmine di un comportamento persecutorio nei confronti della vittima, dopo la fine della loro breve relazione.

L’unica attenuante concessa al giovane è quella della minore età, inevitabile per legge. “Il Tribunale – ha spiegato l’avvocato della madre di Aurora, Mario Umberto Caccuri – ha accolto integralmente la nostra linea, riconoscendo tutte le aggravanti che avevamo evidenziato sin dall’inizio. È una sentenza importante, che rende giustizia a una ragazza di tredici anni che voleva soltanto vivere la sua libertà”.

La madre: “Non c’è pace, ma è giustizia”

In aula, come a ogni udienza, c’era anche Morena Corbellini, la madre di Aurora. Ha ascoltato in silenzio la lettura del dispositivo, con lo sguardo fisso sul banco dei giudici. Poi, al termine, un leggero cenno del capo, un sorriso appena accennato, più amaro che sollevato. “Si è commossa – ha raccontato il suo avvocato – ma per una madre che ha perso una figlia non può esserci pace. Solo la consapevolezza che la verità, almeno in parte, è stata riconosciuta”.

Nei mesi scorsi, Morena Corbellini aveva espresso pubblicamente la sua convinzione sulla natura del delitto. “Non c’è stato alcuno squilibrio mentale – aveva detto –. L’ha uccisa perché è un assassino di suo. Forse per gelosia, ma certamente per possesso. Aurora aveva detto di no, non lo voleva più”.

Un caso che ha scosso l’Italia

La vicenda di Aurora Tila ha scosso profondamente la città di Piacenza e l’intero Paese. Una tragedia che ha aperto un doloroso dibattito sul rapporto tra adolescenti, violenza e controllo, sul peso delle relazioni tossiche già in età così giovane, e sulla fragilità di un mondo giovanile sempre più esposto a dinamiche adulte e crudeli.

La sentenza di Bologna segna la fine del primo atto giudiziario di questa storia, ma non chiude il dolore. La famiglia di Aurora attende ora che il verdetto diventi definitivo, mentre resta viva la memoria di una tredicenne sorridente, travolta da un amore malato e da una violenza che non ha lasciato scampo.

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