16 Agosto 2026, domenica
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Traffico di migranti attraverso i decreti flussi: smantellata un’organizzazione criminale in Abruzzo

Un cittadino bengalese arrestato e 19 indagati nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila. L’indagine dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Chieti ha svelato un sistema fraudolento da milioni di euro, fondato su false assunzioni e connivenze imprenditoriali.

Un articolato sistema di ingressi illegali in Italia, camuffato sotto la veste dei regolari “decreti flussi”, è stato disarticolato dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Chieti. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino bengalese di 45 anni, considerato il vertice di un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di migranti.

L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba con il supporto dei Comandi Provinciali di Pescara, L’Aquila e Teramo, è il frutto di una complessa indagine durata oltre due anni e coordinata dalla DDA aquilana. Contestualmente all’arresto, i Carabinieri hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 19 persone, tutte ritenute gravemente indiziate di far parte del sodalizio criminale. Le accuse spaziano dall’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina alla tentata estorsione e alla rapina.

Il meccanismo della frode

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione, attiva dal 2022 a Pescara e in altre aree dell’Abruzzo, con diramazioni anche in Puglia e Campania, aveva costruito un sistema fraudolento basato sull’abuso dei cosiddetti “decreti flussi”.
Attraverso la presentazione di proposte di lavoro fittizie o l’utilizzo di società create ad hoc, i componenti del gruppo ottenevano visti d’ingresso per cittadini extracomunitari – perlopiù provenienti dal Bangladesh – che in realtà non avrebbero mai trovato un impiego reale in Italia. In altri casi, i documenti venivano addirittura falsificati per aggirare ogni controllo.

L’organizzazione si articolava su più livelli. Alla base, un gruppo di imprenditori compiacenti si prestava a predisporre contratti e offerte di lavoro false. Accanto a loro operavano professionisti e consulenti incaricati di confezionare la documentazione necessaria per dare un’apparenza di legalità alle pratiche. A completare la catena, intermediari operanti in Bangladesh reclutavano i connazionali disposti a pagare somme ingenti per ottenere un visto d’ingresso e un presunto “posto di lavoro” in Italia.

Gli inquirenti stimano che i profitti illeciti generati da questa macchina del falso superino i 3 milioni di euro, con pagamenti individuali di migliaia di euro per ciascun ingresso. In alcune intercettazioni, gli indagati non esitavano a definire il sistema una vera e propria “miniera”.

Le prove e l’arresto

Un episodio emblematico risale al luglio 2024, quando i Carabinieri del NIL di Chieti hanno colto in flagranza due imprenditori mentre consegnavano a cittadini stranieri documenti falsi per l’ingresso in Italia, dietro compenso in denaro.
Il cittadino bengalese oggi arrestato, ritenuto il fulcro dell’organizzazione, svolgeva funzioni di raccordo tra l’Italia e l’estero, organizzando viaggi, individuando nuovi migranti disposti a pagare e garantendo i contatti tra i vari livelli del gruppo. In un caso, per riscuotere somme dovute, avrebbe minacciato e aggredito un connazionale.

Alla luce della gravità delle accuse e del rischio di reiterazione del reato, il Giudice per le indagini preliminari dell’Aquila ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere. L’uomo è stato trasferito nella Casa Circondariale di Pescara.

Per gli altri 19 indagati, pur permanendo gravi indizi di colpevolezza, il GIP non ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari attuali.

Un fenomeno nazionale

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, attraverso i propri Nuclei Ispettorato del Lavoro, da anni conduce un’azione capillare su tutto il territorio nazionale contro il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, fenomeno spesso intrecciato allo sfruttamento lavorativo e al caporalato. Le inchieste come quella coordinata dalla DDA dell’Aquila mostrano quanto il sistema dei “decreti flussi”, nato per regolare in modo trasparente l’ingresso dei lavoratori stranieri, possa essere piegato a fini criminali quando incontra la complicità di professionisti infedeli e imprenditori senza scrupoli.

La presunzione di innocenza

Va ricordato che, nel sistema giudiziario italiano, ogni persona è da considerarsi non colpevole fino alla sentenza definitiva, in base a quanto stabilito dall’articolo 27 della Costituzione. Le indagini in corso dovranno ora accertare, nel contraddittorio delle parti e nelle sedi competenti, le effettive responsabilità dei singoli indagati.

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