21 Settembre 2026, lunedì
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Cocaina dal Brasile all’Europa, la rete criminale sopravvive agli arresti: otto misure nell’operazione “Eredità”

Dalla caduta dei vertici alla successione di familiari e uomini di fiducia: l’inchiesta della Polizia Federale brasiliana e dei Carabinieri del ROS ricostruisce una filiera internazionale capace di movimentare oltre 4,6 tonnellate di cocaina. Nel mirino anche il sistema finanziario utilizzato per trasferire e occultare i proventi del traffico.

La struttura criminale poteva perdere i suoi uomini di vertice, ma non la propria capacità operativa. Rotte, contatti, fornitori, sistemi finanziari e logistica sarebbero rimasti in funzione, passando nelle mani di familiari e persone di fiducia. È attorno a questo meccanismo di continuità che si sviluppa l’operazione “Eredità”, nuova tappa dell’indagine condotta dalla Polizia Federale brasiliana insieme ai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale.

L’operazione punta a colpire una rete transnazionale accusata di avere organizzato il traffico di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America verso l’Europa, utilizzando in particolare il porto brasiliano di Paranaguá come snodo delle spedizioni. Nel corso dell’attività vengono eseguite otto ordinanze di custodia cautelare e cinque decreti di perquisizione e sequestro. Sul fronte patrimoniale sono stati inoltre disposti provvedimenti che riguardano immobili, disponibilità finanziarie, conti correnti e investimenti, il cui valore complessivo è ancora in fase di quantificazione.

L’indagine nasce dagli sviluppi delle precedenti operazioni “Retis” e “Spiderweb” e ricostruisce, secondo gli investigatori, la collaborazione tra soggetti riconducibili alla criminalità organizzata italiana ed esponenti di organizzazioni criminali brasiliane. Una saldatura criminale costruita attorno alla disponibilità della droga in Sud America e alla sua successiva esportazione verso i mercati europei, Italia compresa.

Dopo gli arresti, la rete non si ferma

Il punto centrale dell’inchiesta è rappresentato da ciò che sarebbe accaduto dopo gli arresti del 2019 a Praia Grande, nello Stato di San Paolo. Due esponenti della criminalità mafiosa italiana finirono allora in manette e l’azione investigativa portò anche al sequestro di consistenti quantitativi di cocaina.

La risposta della struttura, secondo la ricostruzione degli investigatori, non sarebbe stata lo smantellamento, ma una riorganizzazione. Familiari e persone ritenute vicine agli arrestati avrebbero assunto progressivamente il controllo delle attività in Brasile, preservando i rapporti con i fornitori e con coloro che si occupavano degli aspetti logistici e finanziari delle spedizioni.

È questo passaggio a spiegare il nome dell’operazione. L’“Eredità” non sarebbe quella di un patrimonio da dividere, ma quella di un sistema criminale che, dopo la perdita dei suoi principali referenti, avrebbe trasferito competenze e relazioni a una nuova generazione di soggetti.

La struttura avrebbe così continuato a utilizzare rotte già consolidate, rapporti commerciali e criminali e canali finanziari predisposti per sostenere il traffico. La cocaina veniva acquisita e stoccata in Brasile prima di essere organizzata per l’esportazione verso diversi Paesi europei.

Undici sequestri, più di 4,6 tonnellate di cocaina

Uno dei dati che restituisce la dimensione dell’attività ricostruita dagli investigatori riguarda i sequestri collegati alla presunta organizzazione. Sono almeno 11 quelli individuati tra il 2019 e il 2020, per un quantitativo complessivo superiore alle 4,6 tonnellate di cocaina.

Le destinazioni comprendevano Italia, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Portogallo, a conferma di una filiera che non si sarebbe limitata a un singolo mercato nazionale, ma avrebbe avuto una proiezione europea.

Tra gli episodi ricostruiti figura anche una partita di circa 2,2 tonnellate di cocaina che si trovava in Brasile al momento degli arresti del 2019. Secondo gli investigatori, anche quel quantitativo sarebbe stato successivamente movimentato dalla struttura criminale riorganizzata.

Il porto di Paranaguá assume in questo quadro un ruolo significativo. Le spedizioni verso l’Europa richiedevano infatti una complessa macchina logistica, capace di coordinare approvvigionamento, stoccaggio, preparazione dei carichi e trasferimento internazionale della droga.

Comunicazioni criptate e una rete finanziaria parallela

L’aspetto più significativo dell’inchiesta, tuttavia, non riguarda soltanto la quantità di stupefacente movimentata. Gli investigatori descrivono una struttura dotata di strumenti tecnologici e finanziari sofisticati.

Le comunicazioni sarebbero state gestite attraverso piattaforme criptate progettate anche per rendere più difficile l’attività investigativa. Parallelamente, la rete avrebbe fatto ricorso a intermediari specializzati nel trasferimento clandestino di capitali e a sistemi informali di compensazione finanziaria.

È sul denaro che l’indagine apre un secondo fronte. I proventi del traffico sarebbero stati trasferiti attraverso più Paesi e occultati mediante società di comodo, investimenti immobiliari e acquisto di beni di elevato valore. Una serie di operazioni concepite, secondo gli investigatori, per frammentare i flussi e rendere più complessa l’individuazione della loro origine.

La dimensione finanziaria diventa così parte integrante della struttura criminale. Non soltanto il trasporto della cocaina, ma anche la gestione dei profitti, il loro trasferimento e il successivo reinvestimento avrebbero seguito procedure organizzate su scala internazionale.

Italia e Brasile, un’unica indagine oltre i confini

Il risultato dell’operazione è anche il frutto della cooperazione giudiziaria sviluppata tra Italia e Brasile attraverso la Joint Investigation Team, la squadra investigativa comune istituita per il periodo 2020-2025.

Sul versante brasiliano hanno partecipato la Polizia Federale e il Ministero Pubblico Federale. Per l’Italia sono stati coinvolti i Carabinieri del ROS, la Procura della Repubblica di Torino e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Il valore della JIT è stato soprattutto operativo: mettere in comunicazione diretta investigatori e magistrati di due Paesi, condividere informazioni ed elementi probatori e ricomporre procedimenti e vicende apparentemente separate.

È attraverso questo incrocio che gli investigatori hanno potuto seguire la filiera criminale nella sua interezza, dal reperimento della cocaina in Sud America fino alla sua destinazione sui mercati europei.

Il contributo del ROS

In questo lavoro ha avuto un ruolo centrale il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. L’attività congiunta con le autorità brasiliane ha consentito di confrontare comunicazioni criptate, dati telematici, documentazione finanziaria, immagini relative alle spedizioni, informazioni sui container e altri elementi acquisiti nel corso delle indagini.

Un lavoro di collegamento che ha permesso, secondo gli investigatori, di mettere in relazione persone, spedizioni, movimentazioni finanziarie e fatti oggetto di procedimenti sviluppati in differenti Paesi.

È proprio la natura transnazionale del fenomeno a rendere decisivo questo tipo di cooperazione. Una parte della filiera può trovarsi in Brasile, un’altra in Europa, mentre denaro e comunicazioni attraversano ulteriori giurisdizioni. Senza uno scambio diretto di informazioni, la ricostruzione dell’intera catena rischia di rimanere frammentaria.

Da “Samba” e “Mafiusi” a “Eredità”

L’operazione odierna rappresenta inoltre un ulteriore sviluppo delle attività investigative confluite nelle operazioni “Samba” e “Mafiusi”, eseguite contemporaneamente in Brasile e in Italia il 10 dicembre 2024.

Quelle operazioni avevano reso pubblico il lavoro investigativo sviluppato dalle autorità dei due Paesi. Gli approfondimenti successivi avrebbero permesso di individuare una prosecuzione delle attività criminali e, soprattutto, il meccanismo attraverso il quale familiari e persone legate al gruppo avrebbero assunto incarichi strategici dopo l’arresto degli esponenti precedentemente al vertice.

La fotografia che emerge è dunque quella di una struttura capace, secondo l’accusa, di adattarsi agli interventi repressivi senza interrompere immediatamente i propri circuiti operativi.

Le accuse e il fronte patrimoniale

Le contestazioni riguardano, a seconda delle singole posizioni, il traffico internazionale di stupefacenti, l’associazione finalizzata al traffico di droga, la partecipazione a un’organizzazione criminale e il riciclaggio.

Si tratta di ipotesi di reato che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti e rispetto alle quali restano ferme le responsabilità individuali da accertare.

Accanto al procedimento penale si sviluppa il fronte patrimoniale. Il sequestro di immobili e il congelamento di conti, investimenti e altre disponibilità finanziarie puntano a colpire quella che gli investigatori considerano la componente economica del sistema.

La criminalità non si ferma alla frontiera

“Eredità” racconta, prima ancora che una singola operazione antidroga, la trasformazione di una rete criminale dopo l’arresto dei suoi vertici. Il dato investigativo più rilevante è proprio la capacità attribuita al sodalizio di conservare relazioni e strumenti operativi, affidandoli a nuovi soggetti.

È un meccanismo che rende la cooperazione internazionale una componente essenziale dell’attività di contrasto. La droga può partire da un continente, transitare attraverso una rete logistica complessa e arrivare su un mercato distante migliaia di chilometri. Il denaro può compiere un percorso ancora più lungo, passando attraverso intermediari, società e investimenti distribuiti in diversi Paesi.

Per questo, spiegano gli investigatori, la risposta non può essere confinata entro i confini nazionali. L’indagine italo-brasiliana mostra come la condivisione tempestiva delle informazioni, l’integrazione degli elementi probatori e il coordinamento tra magistrature e forze di polizia possano consentire di ricostruire una filiera criminale che, per sua stessa natura, vive della frammentazione geografica.

Per la parte italiana, l’attività investigativa è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Torino, Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, sotto il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, con il supporto della rete @ON, finanziata dall’Unione europea.

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