Le provocazioni russe delle ultime settimane, secondo Giorgia Meloni, non sarebbero episodi isolati, ma parte di una strategia precisa: alzare il livello della tensione con l’Europa per spostare l’attenzione dalle difficoltà della guerra in Ucraina. La presidente del Consiglio lo ha detto a Oslo, al termine dell’incontro con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, invitando gli alleati a non cadere nella trappola di una reazione impulsiva.
«Non sfugge a nessuno il moltiplicarsi delle provocazioni della Russia», ha osservato Meloni, sottolineando come nelle ultime settimane se ne siano registrate diverse. Il punto, per la premier, è capire cosa si nasconda dietro questa intensificazione. La sua lettura è netta: «Putin ha bisogno di spostare l’attenzione cercando un’escalation con l’Europa» rispetto a una situazione sul terreno che «non sta andando come Putin aveva promesso».
Da qui l’appello alla prudenza. Per Meloni, davanti alle iniziative di Mosca non basta chiedersi come rispondere, ma occorre interrogarsi sugli effetti di una possibile escalation e, soprattutto, su chi potrebbe trarne vantaggio. «Dobbiamo chiederci a chi conviene un’escalation e agire di conseguenza», ha detto la presidente del Consiglio. Reagire alle provocazioni, nella sua valutazione, rischierebbe di produrre un risultato favorevole alla Russia più che all’Europa.
Il ragionamento della premier si inserisce in un quadro europeo nel quale la sicurezza torna a essere uno dei dossier centrali. A Oslo, Meloni ha affrontato anche la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen relativa al rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza con Paesi come la Norvegia e il Canada.
Su questo terreno, tuttavia, la presidente del Consiglio ha scelto di mantenere una posizione prudente, spiegando di non avere ancora elementi sufficienti per valutare nel dettaglio la proposta. «Sul Consiglio di sicurezza non sono in grado di giudicare», ha affermato, aggiungendo che occorre innanzitutto evitare sovrapposizioni: «L’unica cosa da evitare è raddoppiare le cose».
Il riferimento è alla necessità di chiarire quale valore aggiunto avrebbe la nuova iniziativa rispetto agli strumenti già esistenti nell’Alleanza atlantica. Meloni ha infatti richiamato l’articolo 4 della Nato, che prevede consultazioni tra gli alleati quando uno di essi ritenga minacciate la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza.
Il principio, però, non è quello di chiudere la porta a nuove forme di collaborazione. Al contrario, la premier ha sottolineato l’importanza di consolidare una rete di partnership in grado di rafforzare la capacità europea di affrontare le nuove sfide strategiche.
«Penso sia molto, molto importante rendere la cooperazione sempre più forte», ha dichiarato. E proprio in questa prospettiva, ha aggiunto, i Paesi considerati «seri e affidabili» possono avere un ruolo significativo nel percorso verso una maggiore autonomia strategica europea.
La linea delineata da Meloni tiene dunque insieme due esigenze: evitare che le iniziative russe producano una spirale di tensione incontrollata e, allo stesso tempo, ampliare la cooperazione con partner considerati strategici. Una partita nella quale, per Roma, la fermezza deve procedere di pari passo con la capacità di non reagire secondo il copione dettato dall’avversario.
