29 Agosto 2026, sabato
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Addio a Fabio Grossi, una vita tra teatro, cinema e il lungo sodalizio con Leo Gullotta

Attore, regista e autore teatrale, Grossi è morto a 68 anni. Una carriera costruita tra palcoscenico, cinema e televisione e un legame umano e artistico durato oltre quarant’anni con Leo Gullotta, culminato nell’unione civile del 2019.

È morto a 68 anni Fabio Grossi, attore, regista e autore teatrale, figura discreta ma significativa dello spettacolo italiano e compagno di vita e di scena di Leo Gullotta. La notizia, inizialmente affidata ai social, è stata successivamente confermata dalla famiglia.

Nato a Roma, Grossi aveva scelto il teatro come primo e più autentico terreno di espressione. Il debutto risale al 1977, con L’uomo, la bestia e la virtù, per la regia di Edmo Fenoglio. Da allora il suo percorso si è sviluppato attraversando linguaggi e generi diversi, senza mai perdere il legame con il palcoscenico.

Negli anni Ottanta arrivano anche il cinema e la popolarità delle commedie di quegli anni. Grossi recita in titoli come Mia moglie torna a scuola, I fichissimi di Carlo Vanzina, Pierino contro tutti e W la foca. Tra i suoi lavori più riconoscibili c’è anche la partecipazione a Occhio malocchio, prezzemolo e finocchio, dove dà voce a Carluccio, il genero del personaggio interpretato da Lino Banfi.

Parallelamente, la televisione amplia ulteriormente il suo raggio d’azione. Grossi collabora con programmi firmati da autori come Nanni Loy e Renzo Arbore e prende parte a diverse fiction, tra cui Le ragazze di Piazza di Spagna, Commesse 2 e Un ciclone in famiglia.

La sua filmografia non si limita però alla commedia. Nel corso degli anni Grossi compare anche in produzioni dal respiro più drammatico e civile, come Vajont e Fatti della banda della Magliana, fino a L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino. Un percorso capace dunque di muoversi con naturalezza tra registri popolari e cinema d’autore.

A partire dagli anni Duemila, Grossi concentra soprattutto le proprie energie sulla regia teatrale, trasformando progressivamente il palcoscenico nel centro della sua attività creativa. Tra i lavori più significativi figura Ecce Homo, rappresentazione della Passione ispirata a una laude umbra del Duecento, progetto che testimonia il suo interesse per la tradizione teatrale e per il rapporto tra parola, rito e contemporaneità.

Fondamentale, nel suo percorso personale e professionale, il rapporto con Leo Gullotta. I due hanno condiviso oltre quarant’anni di vita insieme, costruendo nel tempo anche una solida collaborazione artistica. Nel 2019 hanno formalizzato la loro unione civile, dopo una lunga storia sentimentale vissuta lontano dai clamori.

Con Gullotta, Grossi ha lavorato a diversi spettacoli, contribuendo alla costruzione di un sodalizio che ha attraversato stagioni e generi del teatro italiano: da Il piacere dell’onestà a Minnazza, passando per Le allegre comari di Windsor e Sogno di una notte di mezza estate.

La scomparsa di Fabio Grossi lascia così un vuoto che riguarda non soltanto l’attore visto sullo schermo o il regista dietro le quinte, ma soprattutto un uomo di teatro che ha fatto della scena il filo conduttore della propria esistenza. Una carriera forse lontana dai riflettori più insistenti, ma costruita con continuità, curiosità e passione, intrecciando per decenni esperienza artistica e vita privata.

E proprio nel teatro, il luogo da cui tutto era cominciato, resta la traccia più profonda del suo percorso.

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