Il caro carburanti torna al centro dello scontro politico. E, questa volta, il terreno del confronto non è soltanto quello del prezzo alla pompa, ma soprattutto quello delle risorse da mettere in campo per ridurre il peso delle accise e alleggerire una voce di spesa che continua a gravare su famiglie, lavoratori e imprese.
A rilanciare con forza la proposta è il Movimento 5 Stelle, che chiede di utilizzare una parte degli extraprofitti realizzati da banche, petrolieri e grandi società dell’energia per finanziare un intervento strutturale sui carburanti. Una linea che, secondo la deputata M5S Chiara Appendino, il governo continua a respingere, preferendo misure temporanee e di portata limitata.
«Tassare gli extraprofitti di banche, petrolieri e colossi dell’energia per tagliare davvero le accise» è, per Appendino, una battaglia che il Movimento porta avanti da mesi. Il punto politico, sostiene la parlamentare, è individuare chi debba sostenere il costo dell’intervento: non famiglie e imprese già alle prese con l’aumento del costo della vita, ma quei settori che hanno registrato profitti straordinari.
Nel suo intervento, affidato a Facebook, Appendino punta direttamente il dito contro la maggioranza e contro quello che considera un doppio registro del governo. Da una parte, osserva, si rivendica una linea politica improntata alla sovranità nazionale; dall’altra, quando si tratta di intervenire sugli extraprofitti, si richiama la necessità di attendere l’Europa.
«Sovranisti quando c’è da fare propaganda, europeisti quando c’è da tassare gli extraprofitti», è la sintesi scelta dalla deputata, che trasforma così il dossier carburanti in una questione più ampia di responsabilità politica e di redistribuzione delle risorse.
La proposta dei Cinque Stelle, nella lettura di Appendino, non punta a colpire il tessuto produttivo né i bilanci delle famiglie. L’obiettivo dichiarato è piuttosto quello di chiedere un contributo maggiore a chi ha beneficiato maggiormente della fase di crisi energetica, destinando quelle risorse alla riduzione delle accise.
Il messaggio rivolto al governo è quindi netto: se lo slogan è «prima gli italiani», sostiene Appendino, la priorità dovrebbe essere alleggerire il costo quotidiano sostenuto da chi utilizza l’auto per lavorare, accompagnare i figli a scuola o semplicemente mandare avanti la propria attività.
Schlein: «Basta soluzioni tampone»
Sulla stessa linea si muove la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che concentra però la sua critica soprattutto sulla durata e sull’efficacia degli interventi messi in campo dall’esecutivo.
Per la leader dem, la proroga di 48 ore del taglio delle accise rappresenta una risposta insufficiente rispetto alla dimensione del problema. «Basta soluzioni-tampone», è il messaggio di Schlein, secondo la quale il governo dovrebbe abbandonare interventi di breve periodo e adottare una strategia capace di proteggere in modo più stabile famiglie e imprese.
Schlein ricorda inoltre la promessa, attribuita alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di intervenire sulle accise durante la fase elettorale e contrappone quella promessa alla situazione attuale. La richiesta del Pd è precisa: tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche e utilizzare le risorse ottenute per contenere il peso dei rincari.
«Mettano da parte l’orgoglio», afferma la segretaria dem, invitando il governo ad accogliere la proposta del Partito democratico. Anche per il Pd, dunque, la questione non si esaurisce nella gestione dell’emergenza, ma riguarda la scelta di una fonte di finanziamento alternativa per sostenere il costo degli interventi.
Il vero nodo è la durata della risposta
Al di là delle differenze politiche, M5S e Pd convergono su un punto: il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso misure temporanee. Il tema delle accise si intreccia infatti con quello più generale del costo dell’energia, dell’inflazione e del potere d’acquisto.
Da qui la richiesta di trasformare l’emergenza carburanti in un intervento di più ampio respiro, individuando negli extraprofitti una possibile fonte di finanziamento. Una proposta che sposta inevitabilmente il confronto dal prezzo della benzina alla distribuzione del peso della crisi.
Il governo è chiamato ora a decidere se proseguire sulla strada degli interventi temporanei o raccogliere la sfida lanciata dalle opposizioni. Per Appendino, la questione è già una scelta politica: «Il problema non è trovare i soldi», sostiene, «ma da che parte stare».
Schlein, dal canto suo, chiude il suo appello con una richiesta altrettanto diretta: «Non c’è più tempo da perdere. Agiscano ora».
Il dossier carburanti, dunque, resta aperto. E dietro il prezzo del pieno si profila una partita più ampia: chi deve pagare il costo degli interventi e, soprattutto, se la risposta del governo debba limitarsi a tamponare l’emergenza oppure diventare una scelta strutturale sulla fiscalità e sulla redistribuzione dei profitti.
