29 Agosto 2026, sabato
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Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica: «L’azienda è diventata impersonale, bisogna rimettere le persone al centro»

Il figlio del fondatore abbandona la presidenza di Ray-Ban e il ruolo di Chief Strategy Officer per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali. Nella lettera a Francesco Milleri critica una gestione percepita come distante e rivendica il modello umano della Luxottica di vent’anni fa. Sullo sfondo, il peso di Del Vecchio in Delfin e nel risiko finanziario italiano.

Leonardo Maria Del Vecchio lascia EssilorLuxottica e lo fa con una presa di posizione destinata ad alimentare il dibattito sul futuro del gruppo nato dall’intuizione di suo padre Leonardo. Il figlio del fondatore ha deciso di rinunciare a tutti gli incarichi operativi nel colosso dell’occhialeria, compresi quelli di presidente di Ray-Ban e di Chief Strategy Officer, per concentrarsi — secondo quanto comunicato — su nuovi progetti imprenditoriali.

La decisione, anticipata da Milano Finanza, è stata confermata da un portavoce di EssilorLuxottica. «Ringraziamo Leonardo Maria per aver contribuito alla crescita del gruppo e alla realizzazione della visione strategica voluta dal padre. Gli auguriamo uguale successo nella sua nuova avventura», è stato il commento dell’azienda.

Dietro il linguaggio istituzionale, tuttavia, emerge una frattura più profonda. Del Vecchio ha affidato a una lettera indirizzata al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri le ragioni del suo passo indietro. E il punto centrale non sarebbe soltanto personale o professionale, ma riguarderebbe il modo stesso di intendere l’azienda.

«Bisogna rimettere le persone al centro»

Nella lettera, Del Vecchio avrebbe espresso il proprio dissenso nei confronti di una gestione giudicata troppo «distante e impersonale». Un’impostazione che, a suo avviso, si sarebbe progressivamente allontanata dall’identità della Luxottica conosciuta due decenni fa, quando il rapporto con le persone rappresentava uno degli elementi distintivi della cultura aziendale.

Il richiamo alla «Luxottica di vent’anni fa» assume così un significato che va oltre la nostalgia. È il riferimento a un modello industriale nel quale il capitale umano, il senso di appartenenza e il rapporto diretto con l’organizzazione erano considerati parte integrante della strategia. Per Del Vecchio, quelle caratteristiche dovrebbero tornare a essere centrali.

La sua uscita arriva in una fase nella quale EssilorLuxottica è ormai una realtà globale, profondamente diversa dalla Luxottica costruita dal padre a partire da Agordo. La fusione con Essilor ha trasformato il gruppo in un gigante internazionale, con una struttura manageriale e una dimensione finanziaria difficilmente comparabili con quelle delle origini.

Ed è proprio questa trasformazione, implicitamente, a rendere ancora più significativo il dissenso espresso da uno degli eredi della famiglia fondatrice.

L’addio agli incarichi nel gruppo

Con le dimissioni, Leonardo Maria Del Vecchio lascia dunque sia la guida di Ray-Ban sia il ruolo di Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica. Non si tratta, quindi, di un semplice avvicendamento in una singola posizione, ma dell’uscita dall’operatività del gruppo.

La scelta viene ufficialmente ricondotta alla volontà di dedicarsi a nuove iniziative imprenditoriali. Ma la lettera indirizzata a Milleri aggiunge una dimensione industriale e culturale alla decisione: il tema non è soltanto ciò che Del Vecchio farà dopo EssilorLuxottica, ma anche quale debba essere, secondo lui, il modo di governare l’eredità di Leonardo Del Vecchio.

Il confronto è inevitabile. Da una parte c’è la multinazionale contemporanea, frutto dell’integrazione tra due grandi gruppi internazionali; dall’altra c’è la Luxottica delle origini, costruita attorno a una forte identità imprenditoriale e a un rapporto molto personale tra proprietà, management e dipendenti.

Delfin e il peso nel risiko finanziario italiano

L’uscita da EssilorLuxottica non modifica però il peso finanziario di Leonardo Maria Del Vecchio. Lmdv è infatti azionista al 12,5% di Delfin, la holding attraverso cui la famiglia mantiene una posizione di primo piano nel sistema finanziario e industriale italiano.

Delfin, insieme alla partecipazione di circa il 32,4% detenuta in EssilorLuxottica, controlla oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena e possiede partecipazioni rilevanti in altri grandi gruppi: circa il 10% di Generali e il 2,7% di UniCredit. La holding esercita inoltre il controllo di fatto sul gruppo immobiliare internazionale Covivio.

È questo il secondo livello della vicenda: se da un lato Del Vecchio esce dalla gestione quotidiana di EssilorLuxottica, dall’altro resta inserito in una delle più importanti architetture azionarie private italiane. Una posizione che lo colloca nel cuore del cosiddetto risiko bancario e finanziario.

Il suo addio, quindi, non coincide con un’uscita dalla scena economica. Piuttosto, segna un cambio di prospettiva: meno management operativo, più spazio alle iniziative imprenditoriali personali e, sullo sfondo, una partecipazione ancora significativa negli equilibri di Delfin.

La vera partita, adesso, sarà capire se la distanza denunciata da Del Vecchio rappresenti soltanto una divergenza personale con l’attuale gestione o il sintomo di una più ampia discussione sull’identità futura di EssilorLuxottica. Perché dietro la critica a un’azienda diventata «impersonale» c’è una domanda molto più grande: quanto della cultura della Luxottica di Leonardo Del Vecchio può sopravvivere dentro la multinazionale globale costruita dopo la fusione con Essilor?

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