16 Agosto 2026, domenica
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Dieci anni e già “in trasferta”: il caso dei baby ladri di Padova che interroga adulti e istituzioni

Due bambini partiti da Bologna, un appartamento preso di mira e un cacciavite nello zaino: non solo cronaca, ma il segnale di un fenomeno che impone una riflessione più ampia.

Non è un episodio qualunque di tentato furto in appartamento. A colpire, più ancora della dinamica, è l’età dei protagonisti: due bambini, appena dieci e undici anni, sorpresi mentre cercavano di introdursi in un’abitazione nel quartiere Palestro. Un fatto che scuote e che costringe a interrogarsi non solo sulla sicurezza urbana, ma anche su responsabilità familiari e fragilità sociali.

Secondo quanto ricostruito, i due minori sarebbero arrivati da soli in treno da Bologna nelle prime ore del mattino. Una trasferta organizzata nei dettagli, che lascia intravedere una sorprendente autonomia — o, più probabilmente, una precoce esposizione a contesti devianti. Obiettivo: un appartamento al piano alto, apparentemente incustodito.

A interrompere il tentativo è stata la proprietaria di casa, che si trovava all’interno insieme al compagno. Complice il caldo, la porta-finestra del soggiorno era rimasta aperta. Una circostanza che i due giovani intrusi avevano interpretato come un’occasione. Uno di loro aveva già scavalcato il parapetto del balcone, pronto a entrare, quando la donna ha dato l’allarme.

La fuga è stata immediata ma breve. Il compagno della proprietaria si è lanciato all’inseguimento riuscendo a bloccarli poco dopo e a trattenerli fino all’arrivo della polizia. Gli agenti, intervenuti sul posto, si sono trovati di fronte a una situazione insolita: due bambini senza documenti, visibilmente agitati ma determinati nel negare ogni responsabilità.

Nel loro zaino, tuttavia, è emerso un elemento significativo: un cacciavite a taglio lungo 26 centimetri, strumento compatibile con un tentativo di effrazione, insieme a un telefono cellulare. Indizi concreti che hanno rafforzato il quadro dell’azione premeditata.

Condotti in questura, i minori sono stati identificati: cugini, entrambi residenti a Bologna. Hanno raccontato di aver deciso insieme la “trasferta”, partendo all’alba senza accompagnatori. Un dettaglio che apre interrogativi pesanti sul contesto familiare. Contattati i parenti, nessuno si è reso disponibile a raggiungerli nell’immediato; secondo quanto riferito, i genitori sarebbero stati in vacanza.

Essendo entrambi al di sotto dell’età dell’imputabilità penale, la vicenda è stata presa in carico dalle procure per i minorenni di Bologna e Venezia. I due bambini sono stati quindi affidati a una struttura di accoglienza a Padova, dove operatori sociali hanno avviato un percorso di tutela e valutazione.

Al di là dell’episodio, resta una questione cruciale. La giovanissima età non può diventare un alibi per minimizzare o archiviare come semplice bravata un comportamento che presenta elementi di organizzazione, consapevolezza e finalità illecita. Il fenomeno, seppur raro, non è da sottovalutare: questi minori non sono “minorati”, ma soggetti che, come dimostra la dinamica dei fatti, appaiono perfettamente in grado di intendere e di volere. E proprio per questo richiedono interventi seri, tempestivi e strutturati, prima che episodi simili diventino il preludio di percorsi ben più gravi.

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