16 Agosto 2026, domenica
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Gaza, il muro di Netanyahu al piano Usa: “Nessuno Stato palestinese finché sarò al governo”

Tra diplomazia in stallo e nuove tensioni regionali, Teheran apre al dialogo con Washington mentre il conflitto si allarga dal Libano allo Yemen

Il conflitto in Medio Oriente continua a muoversi su un crinale instabile, dove dichiarazioni politiche, aperture diplomatiche e nuove escalation militari si intrecciano senza trovare un punto di equilibrio. Israele respinge il piano sostenuto dagli Stati Uniti per Gaza, mentre dall’altra parte l’Iran rilancia la prospettiva di un accordo con Washington, indicando nel momento attuale un’occasione favorevole per uscire dall’impasse.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiuso con fermezza alla proposta americana, ribadendo una linea già più volte espressa ma oggi ancora più netta: nessun ritiro delle truppe dell’Idf e, soprattutto, nessuna prospettiva di uno Stato palestinese sotto la sua guida. Una posizione che congela di fatto ogni sviluppo politico del piano e rischia di irrigidire ulteriormente il confronto internazionale.

Dal fronte opposto, Hamas punta il dito contro il governo israeliano e chiama in causa direttamente Washington. In una dichiarazione all’Afp, un funzionario del movimento ha esortato gli Stati Uniti a esercitare pressioni su Israele affinché rispetti la tabella di marcia negoziale. Secondo Hamas, il rischio è che considerazioni politiche interne possano compromettere un processo già fragile.

Nel frattempo, lo scenario regionale si complica. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha sottolineato come il Paese viva una fase di “coesione, forza e unità”, definendo l’Iran “vittorioso e potente” nel conflitto in corso dal 28 febbraio. Proprio alla luce di questa posizione, Teheran ritiene che sia il momento più propizio per raggiungere un’intesa con gli Stati Uniti, superando la logica di “né guerra né pace” che ha finora caratterizzato i rapporti tra le parti.

Ma sul terreno la tensione resta alta. Gli Houthi hanno annunciato attacchi contro forze saudite nel porto yemenita di al-Makha, mentre dal Libano giungono notizie di nuovi bombardamenti israeliani nel sud del Paese. Segnali che confermano come il conflitto non sia confinato a Gaza, ma si estenda ormai a più fronti, rendendo sempre più complessa qualsiasi soluzione diplomatica.

In questo contesto, il rischio è che le aperture negoziali restino isolate, soffocate da una realtà militare in continua escalation e da posizioni politiche sempre più rigide. Il Medio Oriente si trova così sospeso tra spiragli di dialogo e una guerra che continua ad allargare il proprio raggio d’azione.

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