2 Agosto 2026, domenica
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Motorini travestiti da e-bike: maxi sequestro da 5 milioni smaschera un sistema di certificazioni ingannevoli

Blitz della Guardia di Finanza a Palermo e in tutta Italia: sotto accusa un imprenditore e una società. Migliaia di veicoli elettrici importati dalla Cina risultano non conformi e potenzialmente pericolosi

Un articolato sistema di certificazioni ritenute ingannevoli è stato smascherato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione coordinata su scala nazionale che ha portato al sequestro di migliaia di veicoli elettrici commercializzati come biciclette a pedalata assistita. In realtà, secondo gli inquirenti, si tratterebbe di veri e propri motorini elettrici non conformi agli standard di sicurezza europei e italiani.

Il blitz, scattato a Palermo su disposizione del Gip di Palmi (Reggio Calabria) e su richiesta della Procura calabrese, ha coinvolto magazzini di grossisti e punti vendita al dettaglio distribuiti in diverse regioni, tra cui Calabria, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana. Al centro dell’inchiesta figurano un imprenditore palermitano e una società, indagati per frode in commercio e falso in atto pubblico.

Le indagini, condotte dal Nucleo operativo metropolitano del gruppo di Palermo con il supporto del gruppo di Gioia Tauro, hanno ricostruito un flusso di importazioni dalla Cina accompagnate da documentazione attestante una presunta conformità ai requisiti di sicurezza delle e-bike. Tali certificazioni, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero consentito lo sdoganamento e l’immissione sul mercato di almeno 6.885 veicoli tra il 2023 e oggi. Il valore complessivo della merce sequestrata è stimato intorno ai 5 milioni di euro.

Gli uffici doganali, ingannati dalla documentazione ritenuta falsa, avevano autorizzato lo svincolo dei mezzi, considerandoli velocipedi conformi. Tuttavia, i successivi accertamenti — svolti anche con il contributo dei Ministeri delle Infrastrutture e del Made in Italy e delle associazioni di categoria — hanno evidenziato un quadro ben diverso: i veicoli non rispettavano i parametri tecnici previsti per le e-bike, risultando dunque non idonei alla circolazione e potenzialmente pericolosi per gli utenti.

Le biciclette a pedalata assistita, note anche come e-bike o Epac, devono infatti rispondere a criteri precisi: il motore elettrico non può superare i 250 Watt di potenza e deve interrompersi o ridurre progressivamente l’assistenza quando il ciclista smette di pedalare, comunque prima del raggiungimento dei 25 km/h. Tali veicoli rientrano nella direttiva europea “Macchine”, che ne disciplina produzione e sicurezza per garantire la tutela della salute dei consumatori.

Parallelamente all’inchiesta penale, sono in corso ulteriori verifiche per accertare eventuali violazioni amministrative legate al Codice del consumo, in particolare per quanto riguarda pratiche commerciali scorrette o ingannevoli diffuse anche attraverso siti web e social network. Un rapporto dettagliato sarà ora sottoposto alle autorità competenti, con il coinvolgimento dei nuclei speciali Antitrust e tutela beni e servizi della Guardia di Finanza.

L’operazione rappresenta un nuovo fronte nella lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale, in un settore — quello della mobilità elettrica leggera — in forte espansione e sempre più esposto al rischio di irregolarità.

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