Un viaggio di piacere trasformato in un’imprevista prova di resistenza. È quanto accaduto a bordo della nave da crociera “Viking Ullur”, rimasta incagliata nelle acque del Danubio tra Romania e Bulgaria a causa del drastico abbassamento del livello del fiume, conseguenza della prolungata siccità delle ultime settimane.
A bordo si trovavano 186 turisti e 52 membri dell’equipaggio, improvvisamente costretti a trascorrere un’intera notte in condizioni di emergenza, senza accesso ad acqua potabile né viveri. La nave, battente bandiera svizzera, si è arenata su un banco di sabbia lungo una tratta abitualmente percorsa tra Budapest e Bucarest, una delle rotte fluviali più frequentate d’Europa.
I tentativi di disincaglio si sono rivelati inutili. Nonostante l’intervento di alcune chiatte, impegnate a spingere lo scafo lateralmente — come documentato da diversi video circolati online — l’imbarcazione è rimasta immobilizzata. La situazione è stata ulteriormente aggravata dal fatto che la “Viking Ullur” era diretta verso il porto di Vidin proprio per effettuare rifornimenti, lasciando così i passeggeri privi di scorte essenziali.
Solo il giorno seguente si è riusciti a completare le operazioni di evacuazione, grazie all’intervento di motovedette che hanno trasferito in sicurezza tutte le persone a bordo. Nessun ferito è stato segnalato, ma l’episodio riaccende i riflettori sull’impatto della crisi climatica sulle vie navigabili europee, sempre più esposte a fenomeni estremi come la siccità.
Un incidente che, oltre al disagio umano, solleva interrogativi sulla sicurezza e la sostenibilità del trasporto fluviale in condizioni ambientali sempre più instabili.
