2 Agosto 2026, domenica
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Delmastro, stop alle chat: la Giunta nega l’autorizzazione e accende lo scontro politico

La Procura di Roma puntava ad acquisire le conversazioni tra l’ex sottosegretario e un ristoratore detenuto per mafia. La maggioranza blocca la richiesta, opposizioni all’attacco. Il caso ora passa all’Aula.

La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ristoratore attualmente detenuto con l’accusa di associazione mafiosa. Una decisione destinata a pesare non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico, dove lo scontro tra maggioranza e opposizioni si è immediatamente acceso.

La richiesta della Procura e il nodo delle chat

Al centro della vicenda vi è la gestione del ristorante “Le 5 Forchette”, attività di cui Delmastro era socio insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia. Proprio le comunicazioni interne legate a questa esperienza imprenditoriale erano oggetto dell’istanza avanzata dai magistrati, che puntavano a ricostruire dinamiche e rapporti attraverso le chat intercorse tra l’ex sottosegretario e Caroccia.

Nel frattempo, l’assetto societario del ristorante è cambiato: le quote sono state rilevate da Miriam Caroccia, che le ha acquistate lo scorso anno da Delmastro e dagli altri soci politici.

La Giunta, su proposta del relatore Pietro Pittalis (Forza Italia), ha tuttavia negato l’autorizzazione al sequestro del materiale. Determinante il voto compatto del centrodestra, mentre le opposizioni si sono espresse in senso contrario. Duro il commento del deputato del Partito Democratico Matteo Orfini, che ha accusato la maggioranza di utilizzare le prerogative parlamentari come uno “scudo” per proteggere i propri esponenti.

Il caso si sposta in Aula

La decisione della Giunta non chiude la partita. Il fascicolo passerà infatti all’Aula della Camera, chiamata a pronunciarsi in via definitiva. Un passaggio che si preannuncia altrettanto teso, con un confronto politico destinato a proseguire e probabilmente ad ampliarsi.

Proteste e tensioni in Parlamento

Nel frattempo, la scelta ha già provocato una reazione immediata da parte del Movimento 5 Stelle. I senatori pentastellati hanno inscenato una protesta occupando i banchi del governo a Palazzo Madama, esibendo cartelli con la scritta “Fuori le chat” e intonando cori di protesta.

La tensione è rapidamente salita, con scambi accesi tra i parlamentari. Esponenti di Fratelli d’Italia hanno risposto con controcori, mentre un momento di particolare concitazione si è registrato quando un senatore della maggioranza ha strappato un cartellone al capogruppo M5S Luca Pirondini. L’intervento della presidenza è stato immediato: la seduta è stata sospesa e i commessi sono stati chiamati a ristabilire l’ordine.

Le accuse di Conte: “Hanno messo lo scudo”

Durissima la reazione del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha affidato ai social una critica frontale alla maggioranza. “È incredibile. Hanno messo lo scudo”, ha dichiarato, accusando il centrodestra di aver impedito alla magistratura di proseguire nelle indagini.

Conte ha sottolineato il legame tra la richiesta della Procura e i presunti rapporti con ambienti legati al clan Senese, interrogandosi sulle ragioni del diniego: “Parlano di legalità e trasparenza, ma cosa hanno da nascondere?”. La conclusione è altrettanto netta: “La destra di Meloni ha perso di nuovo la faccia”.

Il caso Delmastro si conferma così un terreno di scontro politico e istituzionale, dove il confine tra garanzie parlamentari e esigenze investigative torna al centro del dibattito pubblico. Con l’approdo in Aula, il confronto è destinato a intensificarsi, mentre resta aperta la questione di fondo: fino a che punto può spingersi la tutela delle prerogative parlamentari senza incidere sull’azione della giustizia?

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