14 Luglio 2026, martedì
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Hormuz, escalation senza precedenti: Teheran rivendica il controllo dello Stretto, Washington risponde con nuovi raid

La crisi nel Golfo si aggrava: un missile iraniano colpisce una nave mercantile e i Pasdaran annunciano la chiusura del passaggio strategico. Gli Stati Uniti intensificano le operazioni militari mentre vacillano i negoziati diplomatici in Oman.

La tensione nello Stretto di Hormuz raggiunge livelli critici, con l’Iran che alza la posta in gioco e gli Stati Uniti che rispondono con una nuova dimostrazione di forza. Secondo fonti americane citate da Axios, il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica avrebbe lanciato un missile contro una nave mercantile battente bandiera cipriota, impegnata nell’attraversamento del corridoio marittimo. L’imbarcazione è stata colpita riportando danni significativi, episodio che segna un’ulteriore escalation in una delle aree più sensibili per gli equilibri energetici globali.

Parallelamente, la Marina dei Pasdaran ha annunciato la chiusura dello Stretto “fino a nuovo avviso”, trasformando di fatto la crisi in una minaccia diretta alla libertà di navigazione internazionale. A ribadire la linea dura di Teheran è stato Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione parlamentare per la politica estera e la sicurezza nazionale, che in un messaggio pubblicato su X ha dichiarato: «Abbiamo preso il controllo dello Stretto con la forza e lo conserveremo con la forza», come riportato da Al Jazeera.

La risposta di Washington non si è fatta attendere. Gli Stati Uniti hanno lanciato una terza ondata di raid nell’area nel corso della settimana, intensificando le operazioni militari nonostante il rischio di compromettere i delicati negoziati in corso in Oman. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha sintetizzato la posizione americana con parole nette: «Teheran ha fatto la scelta sbagliata, ora paga».

Nel frattempo, la Repubblica islamica ha rivendicato una serie di attacchi coordinati con missili e droni contro installazioni e obiettivi statunitensi in diversi Paesi della regione, tra cui Giordania, Qatar, Kuwait e Bahrein. Un quadro che conferma come la crisi stia rapidamente assumendo una dimensione regionale, con potenziali ripercussioni sulla sicurezza globale e sui mercati energetici.

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