14 Luglio 2026, martedì
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Iran–Usa, scontro sulla tregua: Teheran accusa Washington di violare gli accordi

Araghchi rivendica la correttezza iraniana sul cessate il fuoco e denuncia l’inosservanza americana. Tra tensioni nello Stretto di Hormuz e negoziati incerti, cresce il rischio di una nuova escalation.

La tregua tra Iran e Stati Uniti si trasforma in un terreno di scontro politico e diplomatico, con accuse incrociate che rischiano di compromettere definitivamente il fragile equilibrio raggiunto a metà giugno. Teheran rivendica di aver rispettato gli impegni presi, mentre Washington insiste sulla fine del cessate il fuoco, pur lasciando aperto uno spiraglio per il dialogo.

A rilanciare la posizione iraniana è stato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha affidato a un messaggio su X una critica diretta all’amministrazione americana: “Finora l’Iran ha mantenuto la parola data, a differenza del cosiddetto Segretario del Tesoro statunitense che sta violando il paragrafo 9 del Memorandum d’intesa”. Il riferimento è alla clausola che prevederebbe il mancato dispiegamento di ulteriori forze statunitensi nella regione. “Non può esserci rispetto se non è reciproco”, ha aggiunto il capo della diplomazia iraniana, sottolineando la crescente frizione tra le parti.

Le tensioni sono riesplose martedì scorso, segnando il momento più critico dalla firma dell’accordo del 17 giugno, nato con l’obiettivo di avviare una soluzione alla guerra innescata il 28 febbraio dall’attacco israelo-americano contro l’Iran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato venerdì che il cessate il fuoco è da considerarsi “finito”, pur affermando che Teheran avrebbe chiesto di proseguire i colloqui. Una versione prontamente smentita dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano, secondo cui “non è stata avanzata alcuna richiesta” in tal senso.

Nel frattempo, Araghchi si è recato in Oman per discutere della situazione nello Stretto di Hormuz, nodo strategico del commercio energetico globale. Teheran ha limitato il traffico a un unico corridoio lungo la propria costa, escludendo il ritorno alla piena libertà di navigazione precedente al conflitto, quando attraverso lo stretto transitava circa un quinto degli idrocarburi mondiali.

Il contesto resta altamente instabile. Gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi iraniani per due notti consecutive, accusando Teheran di essere responsabile di attacchi contro tre navi mercantili. L’Iran ha risposto con azioni contro Paesi del Golfo come Kuwait, Bahrein e Qatar, alimentando una spirale di tensione regionale.

Secondo indiscrezioni raccolte da CBS News tra funzionari statunitensi, dirigenti iraniani avrebbero ammesso in via privata che gli attacchi alle navi sarebbero stati opera di “un gruppo di estremisti fuori controllo”, nel tentativo di sabotare i negoziati. Una versione che, se confermata, evidenzierebbe profonde divisioni interne al sistema iraniano. “Sono tornati al tavolo e hanno detto: abbiamo commesso un errore, continuiamo a parlare”, ha riferito una fonte americana, precisando tuttavia che si tratta di dichiarazioni non ufficiali.

Washington resta cauta: “Siamo in una fase di attesa e osservazione”, ha dichiarato un altro funzionario, mentre l’amministrazione Trump continua a sostenere che le navi siano state colpite per motivazioni strategiche legate al controllo delle rotte marittime. In particolare, gli Stati Uniti ritengono che la rotta meridionale dello stretto, lungo la costa dell’Oman, dovesse rimanere aperta in base agli accordi. Tuttavia, la rapidità e il volume del traffico energetico avrebbero colto di sorpresa Teheran, spingendola a rivedere la propria posizione.

Sul fronte diplomatico, le prospettive appaiono sempre più incerte. Il Wall Street Journal riferisce che l’amministrazione americana considera ormai improbabile un nuovo accordo sul nucleare iraniano. Washington si aspetta nelle prossime ore una dichiarazione ufficiale da parte di Teheran che garantisca la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e l’impegno a non colpire le navi. In assenza di segnali concreti, avvertono fonti statunitensi, potrebbero scattare conseguenze significative.

Nel gioco delle dichiarazioni e delle smentite, emerge una dinamica ormai consolidata: negoziati che proseguono sottotraccia trumpmentre sul piano pubblico si irrigidiscono le posizioni. Una strategia che, tuttavia, rischia di diventare sempre più fragile in un contesto regionale dove ogni incidente può trasformarsi in un detonatore.

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