La crisi dei call center torna al centro del dibattito politico e sindacale, con numeri che delineano un’emergenza sociale sempre più pressante. A rilanciare l’allarme sono SLC CGIL, FISTEL CISL e UILFPC, che parlano di circa 35 mila lavoratrici e lavoratori coinvolti su scala nazionale — oltre 4 mila solo in Piemonte — in un settore già profondamente segnato da precarietà, bassi salari e processi di delocalizzazione.
Su questo scenario si innesta oggi la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, destinata ad accelerare trasformazioni che rischiano di tradursi in nuove perdite occupazionali se non adeguatamente governate. È su questo punto che si concentra la presa di posizione del Movimento 5 Stelle, con la senatrice Elisa Pirro e i deputati Chiara Appendino e Antonino Iaria, insieme alla consigliera regionale piemontese Sarah Disabato.

Nella Fotografia – da sinistra: Antonino Iaria, Sarah Disabato, Elisa Pirro e Chiara Appendino
“La crisi non può essere lasciata alle sole dinamiche aziendali — sottolineano gli esponenti pentastellati —. Serve una strategia nazionale capace di governare la transizione digitale e di accompagnare i lavoratori in questa fase di cambiamento”. Nel mirino del M5S finisce l’azione del Governo: da un lato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, accusato di non affrontare le vertenze più complesse; dall’altro la ministra del Lavoro Marina Calderone, cui viene imputato il ritardo nel confronto con le parti sociali, richiesto da mesi dai sindacati.
Il nodo, secondo il Movimento, non è l’innovazione in sé. “L’intelligenza artificiale non è il nemico — spiegano — ma deve essere governata. Gli incrementi di produttività e gli extra-profitti generati dall’automazione non possono tradursi in un costo scaricato esclusivamente sui lavoratori”.
Da qui una serie di proposte che puntano a coniugare innovazione e tutela occupazionale: l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla transizione occupazionale e sull’intelligenza artificiale; il vincolo a destinare una quota dei benefici economici derivanti dall’automazione alla riqualificazione dei lavoratori; l’obbligo di confronto preventivo con le organizzazioni sindacali ogni volta che l’IA incide sull’organizzazione del lavoro.
L’obiettivo dichiarato è evitare che la transizione digitale si trasformi nell’ennesimo fattore di precarizzazione. “Innovazione e diritti devono procedere insieme — concludono gli esponenti M5S —. La trasformazione in atto deve creare nuove opportunità, non nuove disuguaglianze”.
