Se ne va con discrezione, come aveva vissuto, uno degli ultimi grandi signori della canzone italiana. Peppino Di Capri, cantautore, pianista e interprete di rara raffinatezza, si è spento a 86 anni sabato 11 luglio nella sua amata Capri, dove era tornato a vivere dopo una carriera straordinaria. Da tempo combatteva contro una malattia. Con lui scompare non soltanto un artista, ma un pezzo di storia culturale del Paese: una voce capace di attraversare epoche, mode e generazioni senza mai perdere identità.
La sua musica ha accompagnato amori e malinconie, brindisi e nostalgie, diventando colonna sonora di milioni di vite. Da “Champagne” a “Roberta”, da “Let’s Twist Again” alle due vittorie al Festival di Sanremo, il suo repertorio ha costruito un immaginario condiviso, fatto di eleganza e leggerezza, ma anche di profondità emotiva. Lascia i figli Igor, Edoardo e Daria, e un’eredità artistica che continua a parlare al presente.
Nato a Capri il 27 luglio 1939 come Giuseppe Faiella, Peppino mostrò sin da bambino un talento fuori dal comune. Enfant prodige del pianoforte, si esibiva già a quattro anni per i soldati americani di stanza sull’isola nel secondo dopoguerra. Un’esperienza decisiva, che lo espose precocemente alle sonorità internazionali. Alla fine degli anni Cinquanta, insieme ai suoi Rockers, intuì prima di molti altri la possibilità di fondere rock’n’roll e twist con la tradizione melodica napoletana. Ne nacque uno stile originale, sofisticato e immediatamente riconoscibile.
Il ritmo del boom e l’icona di un’epoca
Negli anni del boom economico, Peppino Di Capri divenne il volto musicale di un’Italia in trasformazione. Le sue esibizioni nei night club più esclusivi, tra occhiali spessi e giacche lamé, incarnavano un Paese che cercava modernità senza rinnegare le proprie radici. Brani come “St. Tropez Twist”, “Nun è peccato”, “Voce ’e notte” e “Melancolie” lo consacrarono non solo come cantante, ma come fenomeno di costume.
Tra i momenti più significativi della sua carriera resta il giugno 1965, quando aprì gli unici concerti italiani dei Beatles a Milano e Roma. Un riconoscimento prestigioso che ne certificava il valore anche sul piano internazionale.
Il Festival di Sanremo fu un altro pilastro del suo percorso: quindici partecipazioni e due vittorie storiche, nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Successi che consolidarono il suo legame con il grande pubblico e con la tradizione della canzone italiana.
Un repertorio senza tempo
Dagli anni Settanta in poi, Peppino Di Capri ha continuato a produrre brani destinati a diventare evergreen: “Amare di meno”, sigla del celebre “Rischiatutto”, “Il sognatore”, “Auguri”, fino ai riconoscimenti più recenti come il Premio alla Carriera “Città di Sanremo” ricevuto nel 2023. Tra i traguardi anche la vittoria al Festival della Canzone Napoletana nel 1970 con “Me chiamme ammore” e la partecipazione all’Eurovision Song Contest del 1991 con “Comm’è ddoce ’o mare”.
Se però esiste una canzone capace di riassumere la sua essenza, quella è “Champagne”. Più che un successo, un rito collettivo: la colonna sonora di matrimoni, feste e ricordi, capace di attraversare le generazioni senza perdere forza evocativa. Dietro la sua apparente leggerezza si cela la cifra stilistica dell’artista: misura, eleganza e una sensibilità mai esibita.
Il dialogo con il presente
La sua musica non è rimasta confinata al passato. Negli ultimi anni è stata riscoperta anche dalle nuove generazioni, come dimostra la collaborazione del 2015 con il rapper Gué in “Fiumi di Champagne”. Fino agli ultimi tempi, Peppino Di Capri ha continuato a esibirsi dal vivo, mantenendo un rapporto diretto e autentico con il pubblico.
L’ultima apparizione risale a un anno fa, durante una serata in suo omaggio: tra gli applausi e una standing ovation, salì sul palco per cantare “Champagne” e “Il sognatore” insieme ai Capri Rockers guidati dal figlio Edoardo. Un congedo simbolico, coerente con una carriera vissuta sempre in equilibrio tra intimità e successo.
Peppino Di Capri è stato un ponte tra culture e generazioni, un artista capace di unire tradizione napoletana e influenze internazionali senza mai perdere autenticità. Con i suoi inseparabili occhiali, il sorriso misurato e le mani sul pianoforte, ha raccontato l’amore e la vita con uno stile inconfondibile.
I funerali si terranno domenica 12 luglio alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, a Capri, a pochi passi dalla celebre piazzetta. Lì, nella sua isola, la musica saluterà uno dei suoi interpreti più eleganti.
