La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran si è definitivamente sgretolata, lasciando spazio a un’escalation che riporta il confronto tra Washington e Teheran su un terreno ad altissimo rischio. Gli attacchi incrociati dei giorni scorsi hanno riaperto un fronte che sembrava temporaneamente congelato, mentre le dichiarazioni delle leadership coinvolte contribuiscono ad alimentare un clima già carico di tensione.
A rendere ancora più delicato il quadro è la sepoltura dell’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica islamica, avvenuta nelle prime ore di venerdì a Mashhad, a quattro mesi dalla sua uccisione. Le immagini diffuse dall’emittente statale Irib mostrano una cerimonia sobria e segnata da un’assenza significativa: quella del figlio Mojtaba Khamenei, indicato da molti come possibile successore. Un dettaglio che, nel contesto iraniano, apre interrogativi sulle dinamiche interne al potere.
Sul piano internazionale, intanto, emergono nuove e inquietanti indiscrezioni. Secondo il Wall Street Journal, Teheran starebbe valutando un piano per colpire Donald Trump. Il presidente statunitense, interpellato sulla questione, ha risposto con toni che oscillano tra ironia e allarme: “Finora sono stato fortunato, ma forse la fortuna non durerà”. Parole che riflettono un livello di preoccupazione crescente ai vertici americani.
Non meno rilevante è il ruolo di attori terzi nella crisi. Il Qatar, terzo azionista di maggioranza di Volkswagen, ha posto il veto alla riconversione di uno stabilimento del gruppo tedesco alla produzione di armamenti nell’ambito di un accordo con Israele, segnalando come le tensioni mediorientali abbiano ormai ricadute dirette anche sulle scelte industriali globali.
Nel frattempo, la Casa Bianca si prepara a scenari peggiori. Secondo il Washington Post, i servizi di intelligence stanno valutando un ulteriore rafforzamento delle misure di sicurezza attorno alla residenza presidenziale, con l’installazione di nuove barriere metalliche su Pennsylvania Avenue e possibili restrizioni al traffico pedonale. Una scelta che segnerebbe una svolta rispetto alle resistenze delle precedenti amministrazioni, preoccupate di non limitare l’accesso dei turisti a uno dei luoghi simbolo della democrazia americana.
Il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha già comportato un significativo incremento delle misure di protezione, ma le ultime informazioni su presunti piani ostili da parte iraniana stanno spingendo il Secret Service a rivedere ulteriormente il dispositivo di sicurezza.
Lo stesso Trump, parlando con il New York Post, ha rivelato di aver lasciato “istruzioni precise” nel caso in cui Teheran dovesse riuscire a colpirlo. “Sono nella loro lista da molto tempo”, ha dichiarato. “Se dovesse succedere qualcosa, dovranno rispondere con una potenza mai vista”. Un messaggio che suona come un avvertimento diretto e che contribuisce ad alzare ulteriormente la temperatura dello scontro.
Con i canali diplomatici sempre più fragili e le dichiarazioni pubbliche che assumono toni da confronto aperto, il rischio è che la crisi tra Stati Uniti e Iran possa evolvere rapidamente verso uno scenario ancora più instabile, con conseguenze difficilmente prevedibili per l’intero equilibrio internazionale.
