14 Luglio 2026, martedì
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Palermo, la filiera della violenza: smantellata la rete dei kalashnikov tra racket, droga e arsenali

Dalla sequenza di attentati all’identificazione di mandanti ed esecutori: ventidue fermi nell’inchiesta della Dda che ricostruisce catene di comando, flussi di denaro e disponibilità di armi da guerra nei mandamenti di Tommaso Natale e San Lorenzo.

Non una serie di episodi isolati, ma un disegno criminale coerente, pianificato e sostenuto da una struttura operativa capace di coniugare intimidazione armata, estorsioni e traffico di stupefacenti. È questa la cornice che emerge dall’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Palermo, sfociata nell’esecuzione di ventidue provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti snodi di una filiera della violenza attiva da novembre 2025 fino a pochi giorni fa.

Il lavoro investigativo, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha ricostruito ruoli e responsabilità lungo tutta la catena: dai presunti mandanti agli esecutori materiali degli attentati e delle azioni intimidatorie che hanno colpito il mandamento di Tommaso Natale e l’area di San Lorenzo. Sette gli indagati tradotti in carcere; per nove, il quadro accusatorio si concentra su estorsione e tentata estorsione, oltre alla detenzione illegale di armi da guerra, con l’aggravante del metodo mafioso.

Gli elementi raccolti delineano un’organizzazione che avrebbe fatto dell’uso sistematico delle armi — incluse quelle da guerra — uno strumento ordinario di pressione sul territorio. Non solo minacce, ma azioni dimostrative mirate, funzionali a riaffermare il controllo economico e a imporre il pagamento del racket. In questo contesto, la disponibilità di un arsenale rappresenterebbe non un’eccezione, ma una componente strutturale della strategia criminale.

Un secondo asse dell’inchiesta riguarda il traffico di droga. Sei indagati sono accusati di aver gestito una rete di distribuzione di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri San Lorenzo e Zen 2. Secondo gli inquirenti, i proventi dello spaccio alimentavano il circuito delle estorsioni, consolidando la capacità finanziaria del gruppo e sostenendone le attività operative.

Particolarmente rilevante è il dato relativo ai sette indagati già detenuti, raggiunti da nuovi provvedimenti cautelari notificati in carcere: un elemento che, per gli investigatori, confermerebbe la persistenza dei collegamenti e la continuità operativa dell’organizzazione anche oltre le mura degli istituti penitenziari.

L’operazione si inserisce in un percorso investigativo più ampio. È infatti la prosecuzione dell’inchiesta che, nel giugno scorso, aveva già portato a otto fermi per estorsione, danneggiamenti e tentato omicidio. Un’indagine “a sviluppo progressivo”, costruita attraverso riscontri incrociati, attività tecniche e analisi dei contesti criminali, che mira a disarticolare non solo i singoli episodi, ma l’architettura complessiva del potere mafioso nei quartieri coinvolti.

Il quadro che ne emerge è quello di una rete radicata, capace di rigenerarsi e adattarsi, ma oggi colpita in alcuni dei suoi nodi strategici. Resta ora da verificare, nelle prossime fasi giudiziarie, la tenuta dell’impianto accusatorio e l’effettiva portata del colpo inferto a un sistema che aveva riportato la violenza armata al centro della scena criminale palermitana.

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