Cinquant’anni dopo, la ferita di Seveso non è soltanto un capitolo della storia industriale italiana, ma una lezione civile sulla responsabilità, sulla trasparenza e sulla tutela della salute pubblica. A ricordarlo è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alla cerimonia commemorativa per il mezzo secolo dal disastro dello stabilimento Icmesa, l’azienda chimica di Meda dalla quale, nel 1976, si sprigionò una nube contenente diossina che contaminò un’ampia area della Brianza.
A Seveso, il capo dello Stato ha voluto rendere omaggio alle comunità colpite e, allo stesso tempo, riportare al centro del dibattito il valore della memoria come strumento di prevenzione. Ad accoglierlo, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. L’arrivo di Mattarella è stato salutato dall’applauso dei presenti e dall’esecuzione dell’inno nazionale.
Nel suo intervento, il presidente della Repubblica ha richiamato con fermezza le responsabilità di chi, allora, avrebbe sottovalutato e ritardato la comunicazione dell’emergenza.
«Risalta molto ancora oggi, a distanza di cinquant’anni, l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo», ha dichiarato Mattarella.
Parole nette, rivolte a una vicenda che segnò profondamente la coscienza collettiva del Paese e che contribuì a cambiare per sempre il modo di affrontare i rischi industriali e ambientali.
“La diossina fu taciuta e minimizzata”
Il presidente della Repubblica ha sottolineato come uno degli aspetti più gravi della vicenda sia stato il ritardo nella piena conoscenza della natura del pericolo.
«La presenza di diossina nell’aria fu prima taciuta, occultata, quindi minimizzata», ha affermato Mattarella, evidenziando come la mancata tempestività delle informazioni abbia aggravato le conseguenze per la popolazione e per l’ambiente.
Ancora più grave, secondo il capo dello Stato, fu scoprire soltanto dopo il disastro la reale natura delle attività svolte nello stabilimento: «Soltanto il disastro svelò che, nello stabilimento, veniva prodotto triclorofenolo, altamente pericoloso. Reticenze e occultamenti gravissimi».
Un passaggio che richiama il tema centrale della sicurezza: la conoscenza dei rischi e la condivisione delle informazioni rappresentano elementi fondamentali per proteggere cittadini e territori.
Il messaggio ai giovani: “A voi il futuro di questo parco”
Nel suo discorso Mattarella ha voluto guardare anche avanti, affidando alle nuove generazioni il compito di custodire il patrimonio ambientale e storico nato dalla tragedia.
Rivolgendosi ai giovani presenti, il presidente ha dichiarato: «Siete il futuro di questo parco, affido a voi la responsabilità di gestirlo nel migliore dei modi».
Un invito che assume un valore simbolico forte: il Parco della memoria di Seveso non rappresenta soltanto il ricordo di una tragedia, ma anche la trasformazione di un luogo ferito in uno spazio dedicato alla consapevolezza e alla rinascita.
Seveso, una memoria che parla al futuro
Il disastro dell’Icmesa rimane uno degli eventi più significativi della storia ambientale italiana. La nube di diossina del 1976 provocò contaminazioni, evacuazioni e profonde conseguenze sanitarie e sociali, ma contribuì anche alla nascita di una nuova cultura della sicurezza industriale, anticipando norme e sistemi di controllo più rigorosi a livello europeo.
A cinquant’anni di distanza, il messaggio che arriva da Seveso è dunque duplice: ricordare ciò che è accaduto e trasformare quella memoria in un impegno concreto. Perché, come ha sottolineato Mattarella, la tutela dell’ambiente e della salute pubblica non è soltanto un dovere delle istituzioni, ma una responsabilità collettiva che attraversa le generazioni.
