14 Luglio 2026, martedì
HomeItaliaCronacaMilano, sfregiata in metropolitana: “Ho pensato di morire”. La Procura chiede il...

Milano, sfregiata in metropolitana: “Ho pensato di morire”. La Procura chiede il carcere per Saidi: “È pericoloso, può colpire ancora”

La 23enne aggredita al mezzanino del Duomo racconta quei drammatici momenti: “Non vedevo più nulla, il sangue mi impediva di respirare”. Contestati sfregio permanente, lesioni e possibili aggravanti razziali e religiose

Un’aggressione improvvisa, brutale, consumata in pochi istanti ma destinata a lasciare un segno per tutta la vita. È il dramma vissuto da una giovane di 23 anni, vittima di un attacco con una lama all’interno della stazione della metropolitana Duomo di Milano. Un episodio che ha sconvolto la città e portato la Procura a chiedere la custodia cautelare in carcere per il presunto responsabile, il 27enne algerino Mohammed Saidi, ritenuto dagli inquirenti un soggetto “pericoloso” e con un concreto rischio di reiterazione.

«Ho pensato di morire». Sono le parole pronunciate dalla ragazza nel raccontare quei momenti di terrore. «Non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare». Il colpo ricevuto al volto, inferto con violenza vicino alla zona dell’occhio, ha provocato una ferita profonda e una cicatrice che, secondo i medici che l’hanno presa in cura, potrebbe accompagnarla per sempre.

Una conseguenza fisica che si aggiunge al trauma psicologico di un’aggressione maturata senza un apparente motivo, in un luogo pubblico e affollato, davanti agli occhi di altre persone.

La lite nata da uno sguardo e poi degenerata

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell’indagine, la giovane si trovava nel mezzanino della fermata Duomo insieme a un’amica, in attesa della metro, quando il 27enne si sarebbe avvicinato rivolgendole alcune frasi in arabo con tono aggressivo.

«Che cosa guardi?», sarebbe stata la prima contestazione rivolta alla ragazza. Lei avrebbe cercato di spiegare che stava semplicemente parlando con l’amica e che il suo sguardo era stato probabilmente frainteso. Una risposta che, secondo il suo racconto, non avrebbe calmato l’uomo, che avrebbe iniziato a insultarla pesantemente.

La situazione sarebbe rapidamente degenerata. La giovane, spaventata, avrebbe chiesto all’uomo di allontanarsi e avrebbe minacciato di chiamare la polizia. A quel punto, secondo la sua testimonianza, il 27enne avrebbe reagito con ulteriore violenza: prima sputandole addosso, poi colpendola con un pugno al labbro.

Quando la ragazza avrebbe tentato di prendere il telefono per chiedere aiuto, l’uomo sarebbe tornato verso di lei con una lama, colpendola al volto. «Ho cominciato a perdere molto sangue, mi girava la testa», avrebbe raccontato agli investigatori.

La fuga e l’arresto

Dopo l’aggressione, il presunto responsabile avrebbe tentato di allontanarsi, lasciando cadere l’arma. Alcune persone presenti nella stazione si sarebbero messe al suo inseguimento, riuscendo per un momento anche a fermarlo. L’uomo, tuttavia, sarebbe riuscito a divincolarsi prima dell’arrivo degli agenti della Polizia, che lo hanno poi arrestato.

Durante le fasi del fermo, secondo quanto contestato dagli inquirenti, avrebbe inoltre opposto resistenza con calci e pugni agli operatori.

La Procura: “Deve restare in carcere”

Il pubblico ministero ha firmato la richiesta di convalida dell’arresto e di applicazione della custodia cautelare in carcere, evidenziando il pericolo che l’indagato possa commettere nuovi reati.

Nel fascicolo vengono contestati diversi capi d’imputazione: lo sfregio permanente del volto, le lesioni personali, la resistenza a pubblico ufficiale e ulteriori aggravanti legate alla dinamica dell’episodio.

Gli investigatori stanno valutando anche l’ipotesi di violenza determinata da motivi razziali o religiosi, oltre all’aggravante dei futili motivi. Elementi che, se confermati, potrebbero incidere significativamente sulla posizione giudiziaria dell’indagato.

Una ferita che va oltre il volto

La vicenda riapre il tema della sicurezza negli spazi pubblici e della capacità di prevenire episodi di violenza improvvisa. Al di là dell’esito giudiziario, resta il dramma di una giovane donna che in pochi secondi ha visto trasformarsi un momento quotidiano – l’attesa di un treno in metropolitana – in un’esperienza traumatica.

Una ferita sul volto, destinata forse a diventare permanente, ma anche il peso di una paura che non si misura soltanto in giorni di prognosi.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti