14 Luglio 2026, martedì
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Oltre cento cani prigionieri del degrado: blitz dei Carabinieri Forestali a San Giuseppe Jato

Sequestrata una struttura fatiscente trasformata in un inferno per animali. Tra malattie, assenza di cure e riproduzione incontrollata, scattano le denunce per maltrattamento

Un’abitazione trasformata in un rifugio dell’abbandono, dove il numero degli animali aveva ormai superato ogni limite di gestione possibile. A San Giuseppe Jato, nel Palermitano, un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo ha portato alla luce una situazione definita dagli investigatori gravemente incompatibile con il benessere degli animali: oltre cento cani vivevano ammassati in una struttura fatiscente, tra sporcizia, rifiuti, malattie e totale assenza di adeguate cure veterinarie.

L’intervento è stato condotto dai Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura di Palermo – Nucleo CITES, con il supporto della Sezione Operativa per i Reati a Danno degli Animali del Raggruppamento Carabinieri CITES e dei militari della Stazione di San Giuseppe Jato. Un’operazione complessa, preceduta da sopralluoghi e da un’attività di coordinamento con le istituzioni e gli enti coinvolti, che ha permesso di ricostruire un quadro di forte criticità.

All’interno della struttura erano presenti oltre 100 cani meticci: alcuni rinchiusi negli ambienti dell’abitazione, altri stipati in piccoli box esterni, altri ancora lasciati nelle aree di pertinenza della casa. A unire tutti gli spazi era una condizione comune: il degrado.

Gli ambienti erano infatti saturi di deiezioni e rifiuti di ogni genere, privi delle minime condizioni igieniche necessarie e tali, secondo gli accertamenti, da provocare sofferenze agli animali. Una situazione aggravata dalla mancanza di qualsiasi adeguata assistenza sanitaria.

Le verifiche effettuate dal personale veterinario hanno evidenziato la presenza di numerose patologie infettive e parassitarie, conseguenza della totale assenza di profilassi e cure. A rendere ancora più critica la situazione anche la presenza di numerosi cuccioli, segnale di una gestione completamente fuori controllo: nessuna sterilizzazione, nessuna separazione tra maschi e femmine, nessuna misura preventiva per evitare una continua e incontrollata crescita della popolazione canina.

Durante l’intervento, realizzato con il supporto dei veterinari dell’Asp di Palermo, sono stati identificati 93 cani. Di questi, ben 86 erano privi di microchip e sono stati immediatamente sottoposti alle procedure di identificazione previste dalla normativa. Altri 10 esemplari, a causa dell’elevata aggressività, non hanno potuto essere sottoposti alle verifiche nell’immediatezza.

Per tutti gli animali è scattato il sequestro preventivo. Due persone sono state denunciate all’Autorità giudiziaria, ritenute responsabili, in concorso tra loro, dei reati di maltrattamento di animali e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura.

Il primo trasferimento ha riguardato sette cani, allontanati grazie anche al contributo dei volontari della LAV (Lega Anti Vivisezione). L’attività è poi proseguita con il trasferimento di altri 34 esemplari: tra questi 11 femmine con 19 cuccioli, tre maschi adulti e una femmina gravida.

Tutti gli animali sono stati accolti presso il Canile Sanitario di Carini, dove sono stati affidati alla custodia del sindaco di San Giuseppe Jato, in qualità di autorità sanitaria locale. Qui potranno ricevere le cure necessarie e iniziare un percorso di recupero.

L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nell’attività di contrasto ai reati contro gli animali condotta dall’Arma dei Carabinieri, attraverso la collaborazione tra reparti specializzati, servizi veterinari pubblici e associazioni di tutela.

Il lavoro, però, non è ancora concluso. Nei prossimi giorni proseguirà il trasferimento degli altri esemplari verso strutture disponibili ad accoglierli. Successivamente, d’intesa con la Procura della Repubblica, saranno avviate le procedure per gli affidamenti definitivi alle associazioni animaliste, secondo quanto previsto dalla recente Legge n. 82/2025, conosciuta come “Legge Brambilla”.

Una vicenda che racconta ancora una volta come dietro il fenomeno del randagismo e della detenzione incontrollata degli animali possano nascondersi vere e proprie emergenze sociali, dove il degrado degli ambienti diventa anche degrado del rapporto tra esseri umani e animali.

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