14 Luglio 2026, martedì
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Spie, diplomazia e nervi tesi: Roma espelle due militari russi. Mosca promette ritorsioni

Dopo l’inchiesta della Procura di Roma, il governo italiano ordina l’allontanamento di due addetti militari dell’ambasciata russa accusati di attività di spionaggio. Tajani denuncia una “grave ingerenza nella sicurezza nazionale”. Il Cremlino annuncia una risposta, mentre sale la tensione tra i due Paesi.

Una partita a scacchi giocata sul filo della sicurezza nazionale, con le pedine della diplomazia improvvisamente finite sotto i riflettori. L’Italia ha deciso di alzare il livello della risposta alle presunte attività di intelligence russe sul proprio territorio, espellendo due addetti militari dell’ambasciata di Mosca a Roma, individuati nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica della Capitale.

A comunicare la decisione è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito la vicenda una “grave e inaccettabile ingerenza” nella sicurezza dello Stato. I due militari russi, secondo quanto emerso dall’indagine, sarebbero stati coinvolti in attività riconducibili allo spionaggio e dovranno lasciare il territorio italiano entro tre giorni.

La linea dura della Farnesina

“Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro tre giorni”, ha scritto Tajani sui propri canali ufficiali.

Una decisione che, nelle parole del ministro, si inserisce in un quadro più ampio di pressione esercitata da Mosca attraverso strumenti definiti “ibridi”, cioè azioni indirette che spaziano dall’influenza politica alla raccolta di informazioni sensibili.

“Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia”, ha affermato Tajani, sottolineando come simili attività rappresentino una minaccia per le istituzioni democratiche e per la sicurezza nazionale.

Dopo l’annuncio, l’ambasciatore russo in Italia è stato convocato alla Farnesina. Un passaggio formale ma dal forte valore politico, destinato a ribadire la posizione di Roma sulla vicenda.

Mosca reagisce: “Risponderemo in modo adeguato”

La risposta russa non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri di Mosca ha annunciato che la decisione italiana non resterà senza conseguenze e che verrà adottata una “risposta adeguata”.

Una formula diplomatica spesso utilizzata nei momenti di crisi internazionale, ma che lascia aperto lo scenario di possibili misure reciproche, dalla riduzione della presenza diplomatica alle espulsioni di rappresentanti italiani in Russia.

A rincarare la dose è intervenuto anche l’ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov, che ha accusato l’Italia di voler ridurre l’influenza russa nel Paese attraverso l’espulsione di diplomatici e funzionari.

Secondo Paramonov, però, tale obiettivo sarebbe irrealizzabile, richiamando il peso politico di figure russe come Vladimir Putin e Sergej Lavrov e criticando, al tempo stesso, l’attuale classe dirigente italiana.

Tajani: “Non è una scelta politica, ci sono prove”

Il ministro degli Esteri italiano ha respinto ogni accusa di ritorsione politica, ribadendo che l’espulsione sarebbe fondata su elementi raccolti dagli investigatori.

“È una ritorsione priva di senso. Il problema è che i due espulsi dall’Italia facevano attività di spionaggio a danno della sicurezza nazionale. Questo è dimostrato”, ha dichiarato Tajani.

Il ministro ha poi aggiunto che alla base della decisione non ci sarebbe una scelta arbitraria: “Non sono stati espulsi per un capriccio dell’Italia. Ci sono filmati, fotografie, immagini. Queste erano due spie che corrompevano e quindi in Italia non ci possono stare”.

Una presa di posizione netta, che punta a distinguere l’azione italiana da una semplice mossa diplomatica, presentandola invece come una risposta a un’attività ritenuta concreta e documentata.

Un nuovo fronte nella guerra invisibile dell’intelligence

La vicenda si inserisce in un clima internazionale già segnato da forti tensioni tra Russia e Paesi occidentali. Negli ultimi anni le attività di intelligence, le operazioni di influenza e la cosiddetta “guerra ibrida” sono diventate uno dei terreni principali dello scontro geopolitico.

Dietro le dichiarazioni ufficiali e le schermaglie diplomatiche resta dunque una sfida più ampia: quella per il controllo delle informazioni, delle reti di influenza e della sicurezza strategica.

Roma ha scelto la linea della fermezza. Mosca promette una risposta. La partita diplomatica, intanto, continua.

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