2 Luglio 2026, giovedì
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Venezuela, una settimana dopo il sisma: oltre 2.200 morti e 26mila sfollati. “Ma la speranza non si ferma”

Bilancio ancora in crescita tra macerie e repliche: migliaia di feriti, ospedali sotto pressione e un piano lampo per la ricostruzione

A una settimana esatta dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, il bilancio continua ad aggravarsi: 2.295 vittime e oltre 11mila feriti. Numeri che restituiscono la dimensione di una tragedia ancora in pieno svolgimento, mentre le squadre di soccorso non interrompono la corsa contro il tempo.

A fornire gli ultimi aggiornamenti è il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, che sottolinea come, nonostante tutto, la macchina dei soccorsi resti attiva: “La speranza rimane intatta: continuiamo a scavare per cercare di salvare vite umane”. Un impegno che, secondo i dati ufficiali, ha già permesso di estrarre vive dalle macerie 6.461 persone, un risultato che testimonia la portata dello sforzo dispiegato sul campo.

L’emergenza umanitaria si estende ben oltre il bilancio delle vittime. Sono circa 26mila i senzatetto censiti dalle autorità, mentre interi quartieri risultano inagibili. Il governo ha avviato la realizzazione di accampamenti temporanei, concepiti però come soluzione di brevissimo periodo. “Stiamo allestendo nuovi accampamenti provvisori a Caracas e nello stato di La Guaira – ha spiegato Rodríguez – ma parallelamente lavoriamo già a un piano di ricostruzione rapida delle abitazioni”.

Al momento sono 25 le strutture di accoglienza operative: 13 nello stato costiero di La Guaira, 8 nella capitale Caracas e una ciascuna negli stati di Miranda e Carabobo. Un sistema che tenta di rispondere all’urgenza abitativa, ma che resta sotto pressione per l’elevato numero di sfollati.

Sul fronte sanitario, la rete ospedaliera continua a reggere un impatto straordinario. Oltre 17mila persone sono state ricoverate nelle ore e nei giorni successivi al sisma: di queste, circa 4.500 restano ancora in ospedale, mentre 13mila sono state dimesse dopo le cure. Numeri che evidenziano sia la gravità delle lesioni riportate sia la capacità, finora, di garantire assistenza diffusa nonostante le difficoltà logistiche.

A complicare ulteriormente il quadro è l’attività sismica ancora in corso. Dalle prime due violente scosse del 24 giugno, sono state registrate altre 782 repliche. “La frequenza e la magnitudo stanno progressivamente diminuendo – ha precisato Rodríguez – ma il processo sismico non è concluso e non si può escludere del tutto il rischio di una nuova scossa significativa”.

Un monito che mantiene alta la tensione in un Paese già provato, dove la fase dell’emergenza si intreccia con quella, altrettanto delicata, della ricostruzione. Tra macerie e tende, il Venezuela resta sospeso tra lutto e resilienza, mentre la speranza – come ripetono le autorità – continua a scavare insieme ai soccorritori.

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