2 Luglio 2026, giovedì
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Inflazione, frenata a giugno: crescita al 3% ma resta la pressione dell’energia

Il carrello rallenta, ma le bollette riaccendono i prezzi: servizi in calo, alimentari meno cari

L’inflazione rallenta il passo, ma non smette di pesare sulle tasche degli italiani. A giugno, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al netto dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e si attesta al +3% su base annua, in lieve discesa rispetto al +3,2% di maggio. Un dato che si colloca appena al di sotto delle attese del mercato, ferme al +3,1%.

Il quadro che emerge è quello di un’inflazione in progressivo raffreddamento, ma ancora attraversata da tensioni settoriali, in particolare sul fronte energetico. A contenere la dinamica complessiva sono soprattutto gli alimentari non lavorati, che segnano un rallentamento significativo (dal +5,5% al +4,5%), insieme ai servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (dal +3% al +2,7%) e ai servizi legati ai trasporti, che scendono dall’1,7% all’1,1%.

Di contro, si riaccende la componente energetica. I prezzi degli energetici regolamentati accelerano con decisione (dal +5,6% al +9,3%), mentre quelli non regolamentati mostrano un ulteriore incremento (dal +12,5% al +12,9%), confermando come il comparto resti uno dei principali fattori di instabilità per l’andamento generale dei prezzi.

Sul fronte dell’inflazione di fondo – ovvero al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari freschi – si registra un lieve ridimensionamento: dal +1,7% al +1,6%. Analoga tendenza per l’indice depurato dei soli beni energetici, che passa dal +2,1% al +2%. Quanto alle prospettive, l’inflazione acquisita per il 2026 si mantiene al +2,6% per l’indice generale, mentre sale al +1,7% per la componente di fondo.

L’analisi per comparti conferma una dinamica differenziata. I prezzi dei beni restano stabili su base annua al +3,4%, mentre quelli dei servizi rallentano dal +2,8% al +2,6%. Ne deriva un ampliamento del differenziale tra servizi e beni, che si attesta a -0,8 punti percentuali, rispetto ai -0,6 del mese precedente.

Segnali di raffreddamento arrivano anche dai beni di largo consumo: i prezzi degli alimentari, dei prodotti per la cura della casa e della persona scendono dal +1,9% al +1,6%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto – termometro diretto della spesa quotidiana – rallentano dal +4,4% al +4,1%.

Sul piano congiunturale, la stabilità dell’indice generale è il risultato di forze opposte: da un lato, la flessione degli alimentari non lavorati (-1,4%) e degli energetici non regolamentati (-0,3%); dall’altro, l’aumento dei servizi ricreativi e per la persona (+0,6%), dei trasporti (+0,5%) e degli energetici regolamentati (+0,3%).

Infine, secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) segna un lieve aumento dello 0,1% su base mensile e si attesta al +3,1% su base annua, in calo rispetto al +3,2% di maggio.

Il quadro complessivo restituisce un’inflazione meno aggressiva rispetto ai mesi scorsi, ma ancora lontana da una piena stabilizzazione, con l’energia che continua a rappresentare la principale incognita per i prossimi mesi.

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