Una nuova, significativa accelerazione nelle indagini sull’agguato mortale avvenuto nell’autunno scorso lungo la Salaria. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rieti ha disposto otto ordinanze di custodia cautelare, segnando un punto fermo nell’inchiesta su uno degli episodi più gravi di violenza legata al tifo cestistico degli ultimi anni.
Su richiesta della Procura reatina, la Polizia di Stato — attraverso la Squadra Mobile e con il supporto della Digos — ha eseguito cinque misure: quattro in carcere e una agli arresti domiciliari. I destinatari sono giovani della provincia, tutti riconducibili al gruppo ultras della Real Sebastiani Rieti, già colpiti in passato da Daspo emessi dal Questore.
Al centro del provvedimento giudiziario, i reati di omicidio pluriaggravato in concorso e tentato omicidio pluriaggravato in concorso. Contestazioni pesantissime che si riferiscono all’agguato del 19 ottobre 2025, quando, al termine dell’incontro tra Real Sebastiani Rieti e Basket Pistoia, un assalto a un autobus lungo la strada statale 79, nei pressi dello svincolo di Contigliano, si trasformò in tragedia. In quell’occasione perse la vita Raffaele Marianella.
Tra gli arrestati figura anche il capo della curva, ritenuto dagli inquirenti una figura chiave nella dinamica dell’azione violenta. Secondo la ricostruzione investigativa, l’assalto sarebbe stato pianificato e portato avanti con modalità organizzate, configurando un’azione collettiva di particolare gravità.
L’operazione odierna rappresenta il naturale sviluppo dei fermi di indiziato di delitto eseguiti nelle ore immediatamente successive all’agguato. Tre ultras, già fermati per omicidio aggravato in concorso, sono stati ora raggiunti da un ulteriore provvedimento restrittivo, con una nuova contestazione: il tentato omicidio aggravato in concorso, a conferma di un quadro accusatorio che si è progressivamente ampliato e consolidato.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Rieti, hanno fatto leva su un articolato lavoro investigativo: acquisizione di immagini, testimonianze, analisi dei movimenti e dei contatti tra gli indagati. Un mosaico che ha permesso agli inquirenti di delineare ruoli e responsabilità all’interno del gruppo.
Resta ora aperto il fronte giudiziario, con gli interrogatori di garanzia e i successivi sviluppi processuali. Sullo sfondo, una vicenda che riaccende i riflettori sulla violenza negli ambienti ultras, anche in contesti — come quello del basket — tradizionalmente meno esposti rispetto al calcio, ma non immuni da derive estreme.
