14 Luglio 2026, martedì
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‘Ndrangheta e appalti truccati: arresti tra Calabria e Nord, sequestrate imprese legate alla cosca

Operazione “Artemis II”: nove in carcere. Infiltrazioni negli enti locali, gare pilotate e usura al 532%. Nel mirino boschi e mense scolastiche

Un sistema capace di piegare istituzioni, alterare il mercato e imporsi come autorità parallela sul territorio. È questo il quadro che emerge dall’operazione “Artemis II”, scattata all’alba tra il Lametino, le province di Vibo Valentia, Terni e Como, dove i Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, con il supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, hanno eseguito nove misure cautelari in carcere su disposizione del Gip di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, usura, corruzione, falso ideologico, turbativa d’asta, peculato e trasferimento fraudolento di valori. Contestualmente, sono state sequestrate due aziende ritenute funzionali agli interessi della cosca: una attiva nel settore boschivo e una cooperativa operante nella refezione scolastica.

L’inchiesta rappresenta il secondo capitolo investigativo dopo il maxi blitz del novembre 2024, quando furono arrestate 59 persone. Se la prima fase aveva delineato struttura e traffici di droga del sodalizio, questo nuovo filone mette a fuoco un salto di qualità: l’infiltrazione sistemica nella pubblica amministrazione e nell’economia legale nei comuni di Maida, Cortale e Jacurso.

Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2024 dal Nucleo investigativo di Lamezia Terme, hanno ricostruito nel dettaglio le regole spartitorie imposte dalla ‘ndrangheta nel redditizio settore del taglio boschivo tra Catanzaro e Vibo Valentia. Un business controllato attraverso intimidazioni e accordi tra cosche, capace di condizionare le gare pubbliche.

Tre le aste finite sotto la lente degli investigatori: le prime due sarebbero state fatte fallire scoraggiando con minacce i potenziali concorrenti; la terza, invece, sarebbe stata pilotata fino all’aggiudicazione a una ditta riconducibile al capo cosca, formalmente intestata a un prestanome. Determinante, secondo l’accusa, la partecipazione di un’unica impresa compiacente, in accordo con l’organizzazione.

Uno schema analogo emerge anche nella gestione della mensa scolastica. Qui la cosca avrebbe imposto la propria influenza già nella fase di predisposizione dei bandi, esercitando pressioni e intimidazioni nei confronti di funzionari comunali e scoraggiando le aziende concorrenti. Il servizio sarebbe stato poi affidato a una cooperativa formalmente autonoma ma, in realtà, controllata e finanziata dal sodalizio criminale.

Le intercettazioni e i riscontri documentali delineano inoltre un rapporto stabile e reciproco tra esponenti della cosca e pubblici ufficiali infedeli. Funzionari che, secondo gli inquirenti, avrebbero messo a disposizione informazioni riservate — dai tempi dei bandi ai criteri di aggiudicazione, fino ai ribassi delle offerte — fornendo anche supporto tecnico per costruire soggetti economici funzionali agli interessi mafiosi.

Il controllo del territorio, tuttavia, non si limitava agli appalti. L’indagine evidenzia come la cosca agisse anche da “arbitro” nelle controversie private. Emblematici due episodi di estorsione con il cosiddetto metodo del “cavallo di ritorno”: dopo il furto delle auto, le vittime si sarebbero rivolte al capo clan, ottenendo la restituzione dei veicoli dietro pagamento.

Documentato anche un caso di usura particolarmente gravoso: un imprenditore della ristorazione avrebbe ricevuto 15mila euro, impegnandosi a restituirne 20mila in tre mesi, con un tasso trimestrale del 133% — pari a oltre il 500% annuo — garantito da assegni postdatati.

Oltre agli arresti, i Carabinieri hanno eseguito sequestri preventivi per circa 5.700 euro, ritenuti provento immediato di reati di estorsione e corruzione, e delle due aziende considerate strumenti di infiltrazione e riciclaggio.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto, le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel contraddittorio tra accusa e difesa. Ma il quadro che emerge, ancora una volta, racconta di una ‘ndrangheta capace di evolversi, radicarsi e insinuarsi nei gangli più sensibili della vita pubblica ed economica.

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