14 Luglio 2026, martedì
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Brindisi, la radicalizzazione corre sul web: arrestato 30enne palestinese

Dalla solidarietà alla propaganda jihadista: l’indagine del ROS svela un percorso di estremizzazione digitale e una rete di contatti online

Un percorso di radicalizzazione consumato nell’ombra dei social network, tra contenuti di propaganda, messaggi ambigui e un progressivo slittamento verso posizioni estremiste. È questo lo scenario emerso dall’operazione condotta dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), che ha portato all’arresto di un cittadino palestinese di 30 anni residente nella provincia di Brindisi, gravemente indiziato di istigazione a commettere delitti con finalità di terrorismo, aggravati dall’uso di strumenti informatici.

Contestualmente, i militari hanno eseguito un decreto di perquisizione nei confronti di un connazionale 25enne, attualmente indagato in stato di libertà per la medesima ipotesi di reato. I due, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, erano legati da una rete relazionale sviluppata prevalentemente online.

L’inchiesta affonda le radici nell’attività quotidiana di monitoraggio del web e dei social media, uno dei fronti più delicati nella prevenzione del terrorismo. Nell’aprile del 2025, una stazione dei carabinieri del Brindisino aveva segnalato all’autorità giudiziaria un profilo social sospetto, caratterizzato dalla pubblicazione sistematica di contenuti – immagini, video e commenti – legati al conflitto israelo-palestinese. Un account che, nel tempo, si è rivelato riconducibile a uno degli indagati.

Da quel primo input è partita un’articolata attività investigativa che ha consentito al ROS di mappare i contatti digitali dei soggetti coinvolti e, soprattutto, di documentare il processo di radicalizzazione del 30enne poi arrestato. Un percorso graduale ma netto: dalle iniziali manifestazioni di solidarietà verso la causa palestinese, considerate dagli inquirenti generiche e non penalmente rilevanti, si è passati a contenuti sempre più marcati da una retorica jihadista.

Gli investigatori hanno rilevato espressioni di apprezzamento e apologia di atti terroristici, accompagnate dall’esaltazione del martirio come forma suprema di devozione religiosa. Una deriva che, secondo l’accusa, si sarebbe consolidata fino a sfociare in dichiarazioni di aperto sostegno ideologico all’azione diretta, configurando così il reato contestato.

L’operazione si inserisce in un più ampio contesto di attenzione delle forze di sicurezza verso i processi di radicalizzazione online, fenomeni spesso silenziosi ma capaci di evolvere rapidamente in minacce concrete. Il web, ancora una volta, si conferma terreno privilegiato per la diffusione di contenuti estremisti e per la costruzione di legami virtuali che possono tradursi in dinamiche pericolose nel mondo reale.

Le indagini proseguono per chiarire ulteriori eventuali ramificazioni della rete e verificare la presenza di altri soggetti coinvolti.

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