29 Giugno 2026, lunedì
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Latitante per tre anni, arrestato a Napoli l’uomo del clan Di Lauro: viveva da facchino

Gennaro Balsamo, condannato per mafia, rapine ed estorsioni, è stato rintracciato dai carabinieri mentre lavorava per una ditta di traslochi. Deve scontare oltre dieci anni di carcere.

Per oltre tre anni aveva saputo sottrarsi alla cattura, confondendosi nel tessuto urbano e conducendo una vita apparentemente ordinaria. Ma la latitanza di Gennaro Balsamo, ritenuto affiliato al potente clan Di Lauro, si è conclusa nel cuore di Napoli, dove è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura generale presso la Corte d’Appello partenopea.

L’uomo, destinatario di una pesante condanna definitiva, era riuscito a rendersi irreperibile dal 2023. Nel frattempo, secondo quanto accertato dagli inquirenti, aveva continuato a muoversi indisturbato soprattutto nell’area Nord della città, mantenendo un basso profilo e lavorando come facchino per una ditta di traslochi. Una copertura che gli ha consentito di passare inosservato, mimetizzandosi tra le pieghe della quotidianità urbana.

La cattura è avvenuta proprio durante una giornata di lavoro, mentre Balsamo era impegnato in attività di facchinaggio nel centro cittadino. I militari lo hanno individuato e bloccato senza che potesse opporre resistenza, ponendo fine a una lunga ricerca.

Su di lui pende una condanna complessiva a 25 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione per un ampio spettro di reati: associazione a delinquere di stampo mafioso, rapina ed estorsione aggravate dal metodo mafioso, evasione e traffico organizzato di sostanze stupefacenti. Una pena che, al netto di quanto già scontato, lascia ancora da espiare un residuo di 10 anni, 2 mesi e 20 giorni.

Dopo le formalità di rito, Balsamo è stato trasferito in carcere, dove sconterà la parte restante della condanna. L’operazione conferma l’attenzione costante delle forze dell’ordine nel contrasto alla criminalità organizzata e nel rintracciare soggetti ritenuti pericolosi, anche quando riescono a mimetizzarsi nel tessuto sociale.

Un arresto che riporta sotto i riflettori la persistente capacità dei clan camorristici di mantenere legami e presenze sul territorio, ma anche l’efficacia dell’azione investigativa nel colpire figure di rilievo, anche a distanza di anni dalla loro scomparsa.

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