29 Giugno 2026, lunedì
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Crans-Montana, la verità dalle autopsie: vittime lucide, ma intrappolate senza via di fuga

Dall’Italia nuovi elementi sull’incendio del Constellation: niente alcol, cause di morte legate a fumo e ustioni. I legali delle famiglie: “Si indaghi per dolo eventuale”

Non erano alterati, non erano incoscienti. Erano lucidi. E, soprattutto, avrebbero potuto salvarsi. Le autopsie eseguite in Italia sui corpi dei sei giovani connazionali morti nel devastante incendio del disco-pub “Le Constellation”, tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, restituiscono un quadro tanto nitido quanto drammatico: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini non erano sotto l’effetto dell’alcol e, al momento del rogo, avrebbero avuto le condizioni fisiche per mettersi in salvo.

A impedirlo, secondo quanto emerge dagli accertamenti, sarebbe stata una trappola mortale: le uscite di sicurezza chiuse.

Vittime coscienti, morte per fumo e fiamme

Le analisi autoptiche parlano chiaro. Le cause del decesso, nella quasi totalità dei casi, sono riconducibili alle ustioni e, soprattutto, all’inalazione massiccia di monossido di carbonio. Un dato decisivo, che rafforza una ricostruzione precisa: le vittime non erano incapaci di reagire, ma sono state sopraffatte da un incendio sviluppatosi rapidamente in un ambiente già saturo di fumi tossici.

Un elemento che pesa, e non poco, nell’economia giudiziaria della vicenda. Perché la presenza di persone coscienti e non ostacolate da condizioni psicofisiche alterate rafforza l’ipotesi che, in condizioni normali di sicurezza, avrebbero potuto trovare una via di fuga.

Indagini parallele tra Roma e Sion

Gli esiti degli esami saranno ora trasmessi al pubblico ministero Stefano Opilio, titolare del fascicolo aperto a Roma, che procede in parallelo con la magistratura svizzera per accertare dinamica, cause e responsabilità del rogo che ha provocato 41 morti e 115 feriti.

Nella Capitale, i proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, risultano attualmente indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposi. Ma il quadro accusatorio è destinato a evolversi. L’inchiesta potrebbe infatti ampliarsi con l’acquisizione degli atti della procura di Sion, dove risultano coinvolte 14 persone.

Ritardi e omissioni negli accertamenti

A rendere ancora più complesso il quadro è la gestione iniziale delle indagini in Svizzera. Su 41 decessi, inizialmente erano state disposte solo due autopsie. I corpi erano stati restituiti alle famiglie appena tre giorni dopo la tragedia, spesso senza una chiara indicazione della causa di morte nei certificati.

Solo in un secondo momento, anche a seguito delle proteste dei legali, sono stati avviati ulteriori accertamenti, in alcuni casi previa riesumazione delle salme. Un ritardo che ha sollevato interrogativi pesanti e che ha spinto la procura di Roma ad avviare autonomamente nuove indagini medico-legali.

La schiuma infiammabile e le candele: un rischio noto

Nel frattempo, si aggrava la posizione dei coniugi Moretti. Al centro dell’attenzione degli inquirenti c’è una fattura sospetta, relativa all’acquisto – nel 2015 – della schiuma fonoassorbente utilizzata per il rivestimento del soffitto del locale. Secondo l’accusa, il documento presenterebbe anomalie e potrebbe essere stato falsificato.

È proprio quella schiuma, altamente infiammabile, ad aver alimentato il rogo dopo il contatto con le candele scintillanti utilizzate durante il servizio ai tavoli. Un elemento tutt’altro che imprevedibile.

A confermarlo, secondo gli investigatori, sarebbero anche alcune chat acquisite agli atti, in cui Jessica Moretti forniva istruzioni ai dipendenti sull’organizzazione degli spettacoli pirotecnici. In un messaggio, la donna scrive chiaramente: “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla schiuma, possono bruciare il Constellation”.

Una frase che, per l’accusa, dimostrerebbe la piena consapevolezza del rischio.

L’uscita di sicurezza chiusa

Altro nodo cruciale riguarda la porta di emergenza, risultata chiusa al momento dell’incendio. Una circostanza che avrebbe impedito la fuga a molte delle vittime.

Interrogata sul punto, Jessica Moretti ha spiegato che quella porta veniva spesso lasciata aperta dai dipendenti che abitavano sopra il locale, suscitando le proteste dei condomini. Da qui la decisione di tenerla chiusa. Una scelta che, alla luce dei fatti, potrebbe aver avuto conseguenze fatali.

Verso il dolo eventuale

Alla luce dei nuovi elementi, i legali delle famiglie chiedono un cambio di passo: non più colpa, ma dolo eventuale. Una qualificazione giuridica ben più grave, che presuppone la consapevolezza del rischio e la sua accettazione.

“È una linea coerente con quanto già sostenuto nella denuncia presentata a Sion”, spiega l’avvocato Fabrizio Ventimigli, che assiste la famiglia di una delle sopravvissute. “La presenza di materiali non ignifughi, unita agli spettacoli pirotecnici e all’ostruzione delle vie di fuga, costituisce un quadro che non può essere ignorato”.

Se accolta, questa impostazione potrebbe portare a contestazioni ben più pesanti, con pene fino a 20 anni di carcere.

Una tragedia annunciata?

Il mosaico che emerge dalle indagini – tra materiali pericolosi, procedure rischiose e sistemi di sicurezza inadeguati – delinea uno scenario inquietante. Non un evento imprevedibile, ma una catena di decisioni e sottovalutazioni che potrebbe aver trasformato una notte di festa in una tragedia annunciata.

E ora, mentre le famiglie chiedono giustizia, sarà la magistratura a stabilire se quella tragedia poteva – e doveva – essere evitata.

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