13 Luglio 2026, lunedì
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Accordo sfumato tra Usa e Iran, ora è escalation: raid, missili e minacce di nuovi attacchi

Trump accusa Teheran: “Ci hanno trattato da stupidi”. Saltano i negoziati e il confronto si sposta sul piano militare. L’Onu: rischio guerra totale

Dalla diplomazia mancata al confronto armato il passo è stato breve. Stati Uniti e Iran si ritrovano nuovamente sull’orlo di un’escalation dopo il fallimento di un accordo che, secondo Washington, era ormai a portata di mano. A segnare la rottura definitiva non sono state solo le parole, ma una rapida sequenza di azioni militari che hanno riacceso il fronte mediorientale.

A far precipitare la situazione è stato l’abbattimento di un elicottero Apache americano da parte delle forze dei pasdaran, episodio che ha offerto alla Casa Bianca il casus belli per una nuova operazione militare. La risposta statunitense non si è fatta attendere: raid mirati, rivendicati come atti di “autodifesa”, in continuità con le operazioni condotte nei giorni precedenti.

Teheran ha reagito con una dimostrazione di forza, lanciando missili contro alcune basi statunitensi nella regione. Non si registrano, al momento, vittime o danni rilevanti, ma la propaganda iraniana parla di risultati ben più incisivi, sostenendo di aver distrutto diversi caccia F-35 in Giordania — una versione che non trova conferme indipendenti.

Sul piano politico, il punto di rottura resta il negoziato saltato. “Eravamo vicini a un accordo significativo, ma continuano a perdere tempo e ci trattano da stupidi”, ha dichiarato il presidente Donald Trump dallo Studio Ovale. Parole che segnano una chiusura netta e che lasciano spazio a nuove possibili azioni militari. “Li stiamo colpendo molto duramente e lo faremo ancora”, ha aggiunto, ribadendo la linea dura dell’amministrazione e criticando ancora una volta l’intesa sul nucleare del 2015 siglata sotto la presidenza Obama.

Da parte iraniana, il messaggio è più sfumato ma non meno significativo: le autorità di Teheran fanno sapere che resta aperta una valutazione sulla prosecuzione dei colloqui, segnale che lascia intravedere uno spiraglio diplomatico, seppur sempre più fragile.

A complicare ulteriormente il quadro si inserisce anche l’episodio avvenuto nel Golfo dell’Oman, dove il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver colpito e immobilizzato la nave cisterna “Settebello”, battente bandiera di Palau. Secondo Washington, l’intervento si è reso necessario dopo che l’equipaggio aveva ignorato ripetuti ordini: un velivolo americano ha preso di mira la sala macchine dell’imbarcazione, bloccandone la navigazione.

Nel frattempo cresce l’allarme internazionale. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato un monito chiaro: il Medio Oriente rischia di scivolare verso una “guerra totale”. Un’ipotesi che, alla luce del fallimento diplomatico e della rapida escalation militare, appare oggi più concreta che mai.

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