11 Giugno 2026, giovedì
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Difesa, energia e crisi globali: l’Italia alza l’asticella al 2,8% del Pil

Meloni alla Camera traccia la linea in vista di Nato e Consiglio Ue: sicurezza, Medio Oriente, Ucraina e immigrazione al centro della strategia italiana

L’Italia si prepara a presentarsi al prossimo vertice Nato con un impegno rafforzato sulla difesa: il 2,8% del Prodotto interno lordo. Ad annunciarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla Camera nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo. Un segnale politico netto, che punta a consolidare il ruolo del Paese nello scacchiere internazionale senza perdere di vista le ricadute economiche interne.

“La difesa è fondamentale, ma lo è altrettanto proteggere famiglie e imprese dalla crisi in atto: sono due priorità strettamente connesse”, ha spiegato la premier, delineando un nesso sempre più evidente tra sicurezza geopolitica e stabilità economica. “Senza sicurezza – ha aggiunto – l’energia costerebbe sempre di più, e senza energia non resterebbe nulla da difendere”.

Verso il 5% entro il 2035

Il raggiungimento della quota del 2,8% rappresenta un passo oltre gli obiettivi fissati dall’Alleanza atlantica per il 2026. Un risultato ottenuto, ha sottolineato Meloni, anche grazie a un incremento dello 0,71% e a un rafforzamento delle spese per la sicurezza interna. Ma lo sguardo è già proiettato al futuro: entro il 2035 i Paesi Nato dovranno arrivare al 5% del Pil, suddiviso tra difesa (3,5%) e investimenti in infrastrutture strategiche e cybersicurezza (1,5%).

Medio Oriente, linea dura su Teheran

Ampio spazio nel discorso è stato dedicato alla crisi in Medio Oriente, con particolare riferimento alle tensioni tra Iran e Stati Uniti. Meloni ha ribadito la condanna per le azioni dei coloni israeliani in Cisgiordania e ha rilanciato la richiesta di sanzioni contro il ministro Itamar Ben Gvir.

Sul fronte iraniano, la premier ha invitato l’Unione europea a mantenere una posizione ferma: “Se Teheran continuerà su questa strada, l’Ue dovrà essere pronta a rafforzare la pressione con nuove misure mirate”. Un tema che sarà centrale anche nei prossimi appuntamenti internazionali, a partire dal G7 di Evian e dal Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.

Libano e Hormuz: equilibrio tra sicurezza e diplomazia

Quanto allo scenario libanese, Meloni ha indicato come prioritaria una soluzione politica che preveda il disarmo di Hezbollah e, parallelamente, il ritiro delle forze israeliane dal sud del Paese, insieme allo stop dei raid sui civili. Un percorso che, ha precisato, dovrà essere sostenuto anche dalla leadership libanese.

Sullo stretto di Hormuz, invece, l’Italia conferma la disponibilità a contribuire alla sicurezza del traffico marittimo, ma solo in un contesto post-bellico e con finalità esclusivamente difensive, nel pieno rispetto delle prerogative parlamentari.

Israele e Palestina: evitare l’isolamento, rilanciare i due Stati

La posizione italiana resta articolata anche sul dossier israelo-palestinese. Da un lato, Meloni ha messo in guardia contro il rischio di isolare Israele, scelta che potrebbe rafforzare le componenti più radicali. Dall’altro, ha sollecitato Tel Aviv a fermare le politiche di insediamento, rispettare i luoghi sacri di Gerusalemme e revocare le sanzioni contro l’Autorità palestinese.

“L’Europa deve essere più presente”, ha affermato, ribadendo la centralità della soluzione dei due Stati come unico orizzonte politico credibile.

Ucraina: sostegno a Kiev e nuove sanzioni a Mosca

Nel quadro dei conflitti globali, la premier ha confermato la linea italiana sulla guerra in Ucraina: sostegno pieno a Kiev e pressione costante su Mosca. “La Russia non ha ottenuto la vittoria che immaginava”, ha osservato, attribuendo il risultato alla resistenza ucraina e al supporto degli alleati.

Da qui l’appoggio al ventesimo pacchetto di sanzioni europee: “Finché non ci sarà un cessate il fuoco e l’avvio di negoziati seri, la pressione economica e politica deve restare alta”.

Energia, margini di manovra e mix nazionale

Sul fronte interno, la questione energetica resta cruciale. Meloni ha annunciato l’attivazione della “National escape clause”, che consentirà nei prossimi tre anni investimenti per 14 miliardi di euro per contenere il caro energia. Una misura che il governo rivendica come frutto della propria azione negoziale in Europa.

Respinte le critiche sul Green Deal: l’esecutivo punta a un mix energetico diversificato, che comprende il rilancio del nucleare, il sostegno ai biocarburanti e un forte sviluppo delle rinnovabili, che hanno già raggiunto livelli record nella produzione elettrica nazionale.

Immigrazione, cambio di paradigma

Infine, il capitolo immigrazione, su cui la premier ha rivendicato un cambio di approccio rispetto al passato: “Sono finiti i tempi in cui l’Italia accettava più immigrati illegali in cambio di maggiore flessibilità di bilancio”.

Meloni ha sottolineato come oggi il governo sia riuscito a coniugare margini economici più ampi con una riduzione significativa degli sbarchi, quantificata nell’80%. Un passaggio che ha raccolto l’applauso della maggioranza, suggellando un intervento che mira a rafforzare la posizione italiana su tutti i principali dossier internazionali.

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