La guerra tra Russia e Ucraina continua a spingersi oltre ogni linea di confine, trascinando sempre più spesso nel mirino anche infrastrutture e trasporti civili. Nella notte, un drone ucraino avrebbe colpito la locomotiva di un treno passeggeri in viaggio da Mosca a Simferopol, in Crimea, causando la morte del macchinista e il ferimento del suo assistente. A riferirlo sono le autorità russe della penisola annessa, che parlano apertamente di un attacco deliberato.
Secondo il governatore della Crimea Sergey Aksyonov, l’impatto non avrebbe coinvolto i viaggiatori, rimasti illesi. I passeggeri sono stati successivamente trasferiti con autobus organizzati dalle autorità locali per proseguire il viaggio. Nel suo messaggio ufficiale, Aksyonov ha espresso cordoglio per la vittima e assicurato sostegno ai familiari, garantendo al contempo assistenza ai feriti.
L’episodio si inserisce in un quadro di crescente intensità degli attacchi aerei. Il ministero della Difesa russo ha reso noto che, nella stessa notte, i sistemi di difesa hanno intercettato e distrutto 310 droni ucraini diretti verso 13 regioni del Paese, inclusa l’area di Mosca, oltre che sui cieli del Mar Nero e del Mar d’Azov. Alcuni dei velivoli senza pilota avevano come obiettivo proprio la Crimea, teatro dell’attacco al convoglio ferroviario.
Non si tratta di un caso isolato. Solo all’inizio di giugno, sempre nella stessa tratta, un altro attacco con droni aveva colpito un autobus passeggeri, provocando otto morti e dieci feriti. Un segnale evidente di come le rotte civili siano ormai diventate vulnerabili in un conflitto che non conosce più zone franche.
Sul fronte opposto, Kiev denuncia un’intensa offensiva russa. Nelle ultime ore, secondo il Comando delle forze aeree ucraine, Mosca avrebbe lanciato circa 155 droni d’attacco contro diverse aree del Paese. Le difese ucraine affermano di averne abbattuti o neutralizzati 124 tra nord, sud ed est, mentre l’allerta resta alta per ulteriori incursioni ancora in corso nei cieli.
Il bilancio incrociato delle operazioni conferma una dinamica ormai consolidata: attacchi massicci e simultanei, sempre più sofisticati e distribuiti, che colpiscono sia obiettivi strategici sia infrastrutture civili. Un’escalation che alimenta la tensione e rende sempre più fragile il confine tra fronte militare e vita quotidiana.
