24 Giugno 2026, mercoledì
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Zelensky a Londra chiama l’Europa al tavolo: vertice con Starmer, Macron e Merz mentre la guerra sfiora ancora Chernobyl

Dopo il nuovo attacco russo contro una struttura di stoccaggio del combustibile esaurito nella zona di Chornobyl, il presidente ucraino vola a Londra per rilanciare la partita diplomatica. Il messaggio ai partner europei è netto: senza l’Unione al tavolo, i negoziati restano zoppi.

Volodymyr Zelensky arriva a Londra con l’urgenza di chi sa che, in questa fase della guerra, il tempo diplomatico corre quasi quanto quello militare. A Downing Street incontra il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz: non una semplice consultazione tra alleati, ma un passaggio politico che Kiev considera decisivo. Il presidente ucraino lo ha detto con chiarezza: l’Europa deve essere “parte integrante dei negoziati” e, prima ancora, deve mostrarsi capace di parlare con una voce abbastanza forte da non restare sullo sfondo mentre altri provano a scrivere il copione della pace.

La missione londinese si apre infatti sotto il segno di una doppia pressione. Da un lato, la ricerca di uno spazio negoziale che non escluda Kiev e i suoi partner continentali in un momento in cui Washington appare più intermittente e assorbita da altri dossier internazionali; dall’altro, la continuità della minaccia russa sul terreno, che rende ogni discorso sulla diplomazia inseparabile dalla sicurezza. Per Zelensky, le due dimensioni coincidono: più difesa aerea per proteggere città e infrastrutture, più coordinamento politico per evitare che il futuro dell’Ucraina venga discusso senza l’Ucraina e senza l’Europa.

Il raid vicino a Chornobyl e il segnale politico della guerra

Il vertice si tiene poche ore dopo un nuovo episodio ad altissimo valore simbolico e strategico. Secondo Kiev e secondo quanto riferito dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, un drone russo ha colpito una struttura collegata allo stoccaggio del combustibile nucleare esaurito nella zona di Chornobyl, a circa 15 chilometri dalla centrale dismessa. L’impatto ha provocato danni strutturali e un incendio poi domato; le autorità ucraine e l’Aiea hanno riferito che i livelli di radiazione sono rimasti entro i limiti normali e che non si è verificata contaminazione radioattiva. Ma il punto, oltre al danno materiale, è il messaggio: colpire un’infrastruttura di questo tipo significa spingere ancora più in là la soglia del rischio, evocando una memoria che in Europa resta incancellabile.

Il filo europeo e i canali informali con Mosca

In questo scenario si colloca anche il retroscena rilanciato dal Financial Times: Zelensky avrebbe cercato, nelle scorse settimane, un canale informale con Vladimir Putin attraverso Roman Abramovich, già coinvolto nelle prime mediazioni del 2022. L’obiettivo sarebbe stato sondare la possibilità di un contatto diretto con il Cremlino. Il tentativo, stando alle ricostruzioni circolate finora, non avrebbe prodotto risultati concreti, ma illumina bene la fase attuale: Kiev non vuole apparire indisponibile alla trattativa, purché questa non si traduca in una resa mascherata o in un negoziato costruito altrove.

È questo, in fondo, il cuore politico della giornata londinese. Starmer, Macron e Merz non sono soltanto i leader delle tre maggiori potenze europee oggi più esposte sul dossier ucraino: sono anche il banco di prova della capacità del continente di non limitarsi al ruolo di sponsor militare o finanziario. Zelensky chiede all’Europa di diventare soggetto politico del negoziato, non cornice. E la guerra, con i suoi droni, i suoi raid sulle infrastrutture sensibili e la sua pressione costante sul fronte, continua a ricordare che ogni esitazione diplomatica viene immediatamente occupata dalla forza. Per questo Londra non è solo una tappa: è una verifica della tenuta europea, mentre la pace resta un orizzonte evocato da molti ma ancora lontano dal trasformarsi in percorso condiviso.

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