13 Luglio 2026, lunedì
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Rai Torino, il fronte del no alle dismissioni: “Serve un rilancio, non lo smantellamento”

Presidio sotto il Palazzo della Radio: il Movimento 5 Stelle si schiera con lavoratori e mondo della cultura. “Difendere un simbolo della storia radiotelevisiva italiana e investire sul futuro produttivo del territorio”

Non una struttura da dismettere, ma un presidio da rafforzare. È il messaggio che arriva con forza dal presidio andato in scena oggi sotto il Palazzo della Radio di Torino, dove lavoratrici e lavoratori Rai, affiancati da cittadini e rappresentanti del mondo culturale e dello spettacolo, hanno manifestato contro le ipotesi di ridimensionamento della sede storica.

A raccogliere e rilanciare l’allarme sono Elisa Pirro, senatrice del Movimento 5 Stelle, Sarah Disabato, capogruppo regionale in Piemonte, e il consigliere regionale Alberto Unia, presenti alla mobilitazione. “Siamo al fianco dei lavoratori – dichiarano – per ribadire la nostra netta contrarietà a qualsiasi progetto di smantellamento di un patrimonio storico, culturale e produttivo unico nel suo genere”.

Al centro della protesta c’è il futuro del Palazzo della Radio, luogo simbolo della città e culla della radiotelevisione italiana. Un edificio che non rappresenta soltanto memoria, ma continua a essere uno spazio vivo, attraversato quotidianamente da attività produttive, professionalità e competenze. “Pensare alla sua dismissione – sottolineano gli esponenti pentastellati – significa indebolire un pezzo fondamentale dell’identità culturale e industriale di Torino”.

Il nodo, però, non riguarda solo l’edificio. Da anni il Centro di Produzione Rai torinese vive una fase di progressivo ridimensionamento: studi svuotati, produzioni ridotte, risorse umane sempre meno valorizzate. Un processo che, secondo il M5S, rischia di trasformarsi in un vero e proprio declino strutturale, con ricadute pesanti non solo sui lavoratori ma sull’intero sistema culturale e creativo del territorio.

Particolarmente emblematico, in questo scenario, il destino dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, eccellenza riconosciuta a livello internazionale ma – denunciano Pirro, Disabato e Unia – non adeguatamente sostenuta. “È il simbolo di una gestione che non valorizza appieno le proprie punte di diamante”, osservano.

Da qui la richiesta di un cambio di rotta netto. Il Movimento 5 Stelle propone un piano articolato che punti su nuove assunzioni, politiche occupazionali stabili e un rilancio complessivo del polo torinese. L’obiettivo è ambizioso: trasformare il Centro di Produzione in un hub nazionale della radiotelevisione e del cinema, capace di integrare produzione, formazione, archivi e innovazione.

“Torino può e deve diventare un punto di riferimento strategico per il servizio pubblico”, insistono gli esponenti M5S, che chiedono inoltre un aumento delle produzioni e una valorizzazione di tutte le componenti, dalle strutture tecniche a quelle amministrative.

Sul piano istituzionale, la partita resta aperta. In Regione Piemonte il Movimento 5 Stelle sollecita da tempo la convocazione di una commissione congiunta dedicata al futuro della Rai torinese, richiesta rimasta finora senza risposta. “Continueremo a incalzare – assicurano – perché la politica, a ogni livello, deve assumersi la responsabilità di difendere questo patrimonio”.

La linea è chiara: fermare le dismissioni e avviare una stagione di investimenti. “La Rai di Torino – concludono – non merita di essere ridimensionata, ma rilanciata. È una risorsa strategica per il territorio e per l’intero Paese”.

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