2 Agosto 2026, domenica
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Libano sull’orlo del baratro, Trump furioso con Netanyahu: “Così isolate Israele”

Telefonata ad alta tensione tra Washington e Tel Aviv ferma il raid su Beirut. Gli Usa temono l’escalation regionale, mentre il tycoon attacca duramente il premier israeliano e i media americani

Una telefonata rovente, dai toni ben lontani dalla diplomazia, avrebbe evitato nelle ultime ore un’escalation militare capace di incendiare definitivamente il Medio Oriente. Al centro dello scontro, il Libano e il rischio imminente di un bombardamento massiccio su Beirut da parte di Israele, poi sospeso all’ultimo momento.

Protagonisti del confronto diretto sono stati Donald Trump e Benjamin Netanyahu, in un colloquio che ufficialmente la Casa Bianca ha liquidato come “produttivo” e utile a riallineare le strategie. Dietro le quinte, però, la scena sarebbe stata ben diversa: secondo fonti americane qualificate, il presidente statunitense avrebbe duramente attaccato il premier israeliano, accusandolo di condurre una campagna militare fuori controllo.

“Sei impazzito, cosa stai facendo?”, sarebbe stato uno dei passaggi più duri attribuiti a Trump, che avrebbe poi affondato il colpo sul piano politico e strategico: “Così facendo, stai isolando Israele. È per questo che il mondo vi odia”. Parole pesantissime, che riflettono il nervosismo crescente a Washington per una crisi che rischia di travolgere i fragili equilibri regionali.

Secondo quanto riportato da fonti vicine al dossier, il leader americano avrebbe anche ricordato al premier israeliano il sostegno politico e personale ricevuto negli anni, evocando persino il suo appoggio nei momenti più delicati delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Netanyahu. Un richiamo che suona come un avvertimento: il credito politico di Israele negli Stati Uniti non è illimitato.

Il punto più critico resta il Libano. L’avanzata delle forze israeliane e la prospettiva di un attacco su larga scala contro la capitale avevano fatto precipitare la situazione, alimentando il rischio di un allargamento del conflitto con il coinvolgimento diretto dell’Iran. Proprio Teheran, nelle stesse ore, aveva alzato il livello dello scontro verbale, minacciando conseguenze pesanti in caso di attacco.

Eppure, dopo una giornata che sembrava segnare una brusca frenata nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, i canali diplomatici appaiono ora nuovamente aperti. Trump ha parlato di un “piccolo intoppo risolto rapidamente”, segnale di una volontà americana di contenere la crisi ed evitare una deriva incontrollabile.

Parallelamente, il presidente statunitense ha rivolto un attacco frontale ai principali media americani, accusandoli di distorcere sistematicamente la realtà del confronto con Teheran. In un lungo sfogo, ha sostenuto che anche un’eventuale resa totale dell’Iran verrebbe raccontata come una vittoria da parte della stampa.

Nel mirino, in particolare, il New York Times, il Wall Street Journal e la CNN, definiti “media delle fake news” e accusati di alimentare una narrazione ostile agli Stati Uniti. “Hanno perso completamente la testa”, ha dichiarato Trump, denunciando quella che considera una sistematica manipolazione dell’opinione pubblica.

La crisi libanese, dunque, si conferma come il nuovo epicentro di una tensione globale che intreccia diplomazia, equilibri militari e scontro politico interno agli Stati Uniti. E se la telefonata tra Trump e Netanyahu ha per ora evitato il peggio, il rischio di un’escalation resta tutt’altro che scongiurato.

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