3 Luglio 2026, venerdì
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Zambelli, la Cassazione chiude la porta al primo processo: niente estradizione in Brasile

Annullata la decisione della Corte d’appello di Roma: stop alla consegna per il caso sui sistemi informatici del Cnj. A giugno il verdetto definitivo sul secondo procedimento, legato all’episodio armato a San Paolo

La Corte di Cassazione interviene con un colpo di scena destinato a incidere sul complesso dossier giudiziario che riguarda Carla Zambelli, ex deputata brasiliana e figura di primo piano dell’area politica vicina all’ex presidente Jair Bolsonaro. I giudici hanno infatti annullato senza rinvio il precedente pronunciamento della Corte d’appello di Roma, negando l’estradizione verso il Brasile per il primo procedimento a carico dell’ex parlamentare.

Al centro di questo filone giudiziario, la presunta violazione dei sistemi informatici del Consiglio Nazionale della Giustizia (Cnj), uno dei nodi più delicati nelle accuse mosse dalle autorità brasiliane. La decisione della Cassazione segna, dunque, una battuta d’arresto per la richiesta di consegna avanzata da Brasilia, almeno per quanto riguarda questo specifico capo d’imputazione.

Ma il capitolo giudiziario non è affatto chiuso. Il prossimo snodo è già fissato: a giugno, la Suprema Corte sarà chiamata a esprimersi sul secondo e ultimo procedimento pendente nei confronti della Zambelli. Si tratta del caso più grave e mediaticamente rilevante, quello che ha portato a una condanna in Brasile a cinque anni e tre mesi di reclusione. Secondo l’accusa, alla vigilia del ballottaggio presidenziale del 2022, l’ex deputata avrebbe inseguito per le strade di San Paolo, arma in pugno, un sostenitore di Luiz Inácio Lula da Silva, in un clima già fortemente polarizzato.

L’arresto della Zambelli risale al giugno 2025, quando fu individuata a Roma, nascosta in un appartamento insieme al marito. Su di lei pendeva un mandato di cattura internazionale, diramato tramite Interpol, che ne aveva fatto una delle figure più ricercate nel panorama politico-giudiziario brasiliano.

A rendere possibile il rintraccio fu una segnalazione decisiva: il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, indicò alle autorità l’indirizzo dell’abitazione in cui si trovava l’ex deputata. “Ho fatto il mio dovere da cittadino”, dichiarò all’epoca, rivendicando il proprio ruolo nella vicenda.

Ora la partita si gioca sul secondo fronte. La decisione attesa per giugno rappresenterà un passaggio cruciale non solo per il destino personale di Carla Zambelli, ma anche per i delicati equilibri tra giustizia italiana e brasiliana, in un caso che intreccia diritto internazionale, politica e sicurezza pubblica.

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