19 Maggio 2026, martedì
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Flotilla per Gaza, fermati 27 italiani: accuse di spari contro le imbarcazioni. Il governo italiano non prende posizione netta.

Attivisti denunciano l’uso di proiettili di gomma e parlano di “attacco all’umanità”. La Farnesina interviene, mentre cresce la pressione politica sul governo e sull’Unione europea per il rilascio dei volontari

Una missione umanitaria trasformata in un caso diplomatico ad alta tensione. Sono 27 gli italiani attualmente fermati dopo l’intercettazione della Flotilla diretta verso Gaza, una rete internazionale di imbarcazioni impegnate – secondo gli organizzatori – a rompere l’assedio e garantire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia.

Le navi, riferiscono fonti ufficiali, sono state dirottate verso il porto israeliano di Ashdod. A confermarlo è la Farnesina, che ha immediatamente attivato i propri canali diplomatici. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto “una verifica urgente” sull’uso della forza da parte delle autorità israeliane, dopo le segnalazioni arrivate dagli attivisti italiani.

Le accuse: “Spari contro la flottiglia”

A innescare il caso sono state le testimonianze diffuse dagli stessi partecipanti alla missione. In un video, la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, parla apertamente di colpi esplosi contro le imbarcazioni.

“Le navi della marina militare israeliana stanno sparando proiettili, non sappiamo se veri o di gomma”, afferma. Secondo il suo racconto, almeno sei barche sarebbero state colpite, tra cui la Girolama, battente bandiera italiana.

Anche nell’ipotesi che si tratti di proiettili di gomma, sottolinea Delia, “si tratta di un fatto gravissimo”, che trasformerebbe un’operazione di interdizione in un uso della forza contestato.

La denuncia degli attivisti: “Violato il diritto internazionale”

La rete della Flotilla parla senza mezzi termini di “intercettazione illegale e violenta” in acque internazionali. Nei comunicati diffusi sui social, gli organizzatori accusano Israele di aver “rapito volontari civili impegnati in una missione umanitaria legittima”.

Il linguaggio è duro, carico di implicazioni giuridiche e politiche: si invoca il diritto marittimo internazionale, si chiamano in causa gli Stati di bandiera delle navi e si denuncia una presunta “normalizzazione di violazioni” che, secondo gli attivisti, richiederebbe una risposta giudiziaria e diplomatica.

Ancora più forte il tono di alcuni passaggi: “Con le mani in alto abbiamo implorato di non sparare. Questo è un attacco all’umanità”, si legge in uno dei messaggi diffusi online. Parole che riflettono la percezione di chi si trovava a bordo, ma che contribuiscono anche ad alimentare lo scontro narrativo su quanto accaduto in mare.

La posizione italiana: cautela e richiesta di chiarimenti

Sul piano istituzionale, il governo italiano mantiene una linea indecente. La richiesta di Tajani punta a chiarire in tempi rapidi la natura dell’intervento israeliano, in particolare l’eventuale uso di armi; che è il minimo sindacabile.

Al momento non risultano prese di posizione più nette da parte dell’esecutivo, scelta che sta già suscitando critiche nel dibattito politico interno.

Pressioni politiche: “Liberazione immediata”

A intervenire è stata anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che definisce l’episodio “l’ennesimo atto di pirateria in acque internazionali”. Secondo la leader dem, l’azione israeliana rappresenterebbe “una violazione del diritto internazionale” e richiede una risposta più incisiva.

Schlein chiede al governo italiano e all’Unione europea di attivarsi “con ogni canale” per ottenere la liberazione immediata degli attivisti e impedire il loro trasferimento in Israele. Non solo: sollecita anche un intervento concreto per sbloccare gli aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese.

Il passaggio più politico riguarda però le conseguenze: “Se non arriveranno sanzioni vere – avverte – il governo israeliano continuerà a violare il diritto internazionale con un inaccettabile senso di impunità”.

Un nuovo fronte di tensione

L’episodio della Flotilla riporta al centro della scena internazionale il nodo irrisolto dell’accesso umanitario a Gaza e il confronto, sempre più acceso, tra iniziative civili e sicurezza militare israeliana.

Mentre si attendono chiarimenti ufficiali sulla dinamica dell’intercettazione e sul trattamento riservato ai fermati, il caso rischia di trasformarsi in un ulteriore banco di prova per la diplomazia europea – e per la capacità dei governi di coniugare tutela dei propri cittadini, diritto internazionale e equilibri geopolitici sempre più fragili.

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