È il giorno della nuova attesa, quello in cui la speranza torna a misurarsi con uno degli scenari più ostili e imprevedibili dell’oceano. Alle Maldive riprendono le operazioni per il recupero dei quattro sub italiani dispersi nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu, un dedalo di cavità e cunicoli che rende ogni intervento estremamente complesso e ad alto rischio.
Con l’arrivo nella capitale maldiviana di tre specialisti finlandesi, esperti in immersioni tecniche in ambienti estremi, la macchina dei soccorsi si è rimessa in moto. Il nuovo team si è riunito con la Guardia Costiera locale per ridefinire nel dettaglio una strategia operativa che tenga conto delle criticità già emerse nei tentativi precedenti. A confermarlo è stato il portavoce della presidenza, Mohamed Hussian Shareef, sottolineando come le prossime ore saranno decisive per pianificare ogni fase dell’intervento.
Il programma prevede una prima fase di ricognizione, con immersioni esplorative indispensabili per valutare visibilità, correnti e condizioni delle grotte. Solo successivamente, e se il meteo lo consentirà, potrà scattare il recupero dei corpi, ipotizzato non prima di martedì. Un’operazione delicatissima, che richiede coordinamento millimetrico e tecnologie avanzate.
Le persone da riportare a casa sono Monica Montefalcone, ricercatrice genovese, sua figlia Giorgia Sommacal, e i piemontesi Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. “Le ricerche sono estremamente complesse per la conformazione dei luoghi”, ha spiegato l’avvocato Antonello Riccio, che insieme al collega Gianluigi Dell’Acqua assiste la famiglia di Gualtieri. Le grotte dell’atollo, infatti, presentano passaggi stretti, profondità variabili e condizioni ambientali che cambiano rapidamente, trasformando ogni immersione in una sfida tecnica e umana.
A rendere ancora più drammatico il quadro è la morte, nei giorni scorsi, del sergente maggiore Mohammed Mahdi, sub delle Forze di difesa nazionali maldiviane, impegnato proprio nelle operazioni di recupero. Il militare, parte del team che aveva illustrato il piano al presidente Mohamed Muizzu, è deceduto durante un’immersione, causando l’immediata sospensione delle attività. Sabato si sono svolti i funerali con gli onori militari, mentre nel Paese cresce la richiesta di chiarezza sulle circostanze dell’incidente, alimentata da un acceso dibattito sui social.
Nel frattempo, i venti connazionali che si trovavano a bordo della Duke of York, l’imbarcazione da cui era partita la tragica immersione, hanno fatto rientro in Italia. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato la rete diplomatica per garantire assistenza sia ai superstiti sia ai familiari delle vittime e dei dispersi.
Restano tuttavia ancora molte ombre sulle cause della tragedia. I cinque sub italiani morti – tutti considerati esperti e prudenti – si sarebbero spinti oltre il limite di sicurezza previsto per le immersioni ricreative, fissato a 30 metri. Un elemento su cui le autorità maldiviane stanno concentrando le indagini, nel tentativo di ricostruire con esattezza cosa sia accaduto in quelle profondità dove il margine tra esplorazione e pericolo si assottiglia fino a scomparire.
