5 Agosto 2026, mercoledì
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Petrolio sopra i 100 dollari, tensioni geopolitiche e mercati prudenti

Fallisce l’intesa tra Stati Uniti e Iran: riemerge il rischio energetico globale. Borse europee caute, mentre si rafforza il peso delle partite diplomatiche tra Washington, Pechino e Mosca

L’avvio della settimana finanziaria si consuma sotto il segno dell’incertezza, con i mercati europei che scelgono la via della prudenza davanti a uno scenario internazionale sempre più instabile. Le principali piazze del continente — Milano, Parigi e Madrid — aprono deboli, poco sotto la parità, mentre Francoforte tenta un timido recupero nelle prime contrattazioni.

A sostenere parzialmente Piazza Affari contribuiscono i titoli energetici, trainati dal ritorno del petrolio sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Bene anche Diasorin, spinta dai risultati trimestrali, in un contesto comunque dominato da cautela e volatilità.

Petrolio in rialzo dopo lo strappo tra Washington e Teheran

Il fallimento del negoziato tra Stati Uniti e Iran riporta al centro delle preoccupazioni globali il nodo energetico. Teheran ha respinto la proposta americana per l’avvio di un piano di pace, giudicando “eccessive” le condizioni poste da Washington.

La Repubblica islamica mantiene una posizione rigida: disponibilità a riaprire lo stretto di Hormuz — snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale — ma nessuna concessione sul dossier nucleare. Una linea che irrigidisce ulteriormente i rapporti e complica ogni ipotesi di de-escalation.

Immediata la reazione dei mercati: nella notte italiana il Wti ha superato nuovamente quota 100 dollari al barile, segnando un balzo del 4%. Un movimento che riflette il timore di nuove interruzioni nelle forniture e il riemergere del cosiddetto “premio geopolitico” sulle materie prime energetiche.

Dura la replica dell’ex presidente americano Donald Trump, che ha definito “inappropriata” la risposta iraniana, alimentando un clima di tensione che si riverbera direttamente sugli equilibri economici globali.

Diplomazia in movimento: Cina, Russia e il dossier ucraino

Sul piano internazionale si registrano segnali contrastanti. Da un lato, una timida apertura sul fronte russo-ucraino: Vladimir Putin ha invitato l’Unione europea a individuare un mediatore per il conflitto, indicando l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile figura di riferimento.

Dall’altro, si rafforza l’asse diplomatico tra Washington e Pechino. È stata confermata la visita di Donald Trump in Cina dal 13 al 15 maggio, su invito del presidente Xi Jinping. Al centro del confronto non solo la crisi iraniana, ma anche le persistenti tensioni commerciali tra le due maggiori economie mondiali.

Si tratta di un appuntamento ad alto valore simbolico e strategico: la prima visita di un presidente statunitense in Cina dal 2017, in un contesto globale profondamente mutato.

Federal Reserve, attesa per la svolta

Gli investitori guardano con attenzione anche agli sviluppi sul fronte della politica monetaria statunitense. Oggi il Senato è chiamato a votare la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve.

Se confermata, la sua designazione aprirebbe la strada al passaggio di consegne con Jerome Powell, previsto per giovedì. Un cambio al vertice che potrebbe imprimere una nuova direzione alla strategia della banca centrale americana, in un momento in cui inflazione e crescita restano osservate speciali.

Nel frattempo, prosegue la stagione delle trimestrali: riflettori puntati su Monte dei Paschi di Siena, attesa alla prova dei conti.

Valute e materie prime: euro stabile, oro in calo

Sul mercato valutario si registra una sostanziale stabilità. L’euro scambia a 1,175 dollari, in lieve flessione rispetto ai livelli di venerdì. Il cambio euro/yen si attesta a 184,68, mentre il dollaro/yen sale a 157,08.

Tra le criptovalute, il bitcoin si mantiene poco mosso, a quota 80.995 dollari, con un marginale rialzo dello 0,3%.

Nel comparto delle materie prime, il gas naturale segna un incremento dell’1,7%, attestandosi a 44,19 euro al megawattora. In controtendenza l’oro, che arretra dell’1% fino a 4.665 dollari l’oncia, segnalando un momentaneo allentamento della domanda di beni rifugio.

In un quadro dominato da tensioni geopolitiche, diplomazia incerta e snodi monetari cruciali, i mercati restano sospesi tra prudenza e attesa. A guidare gli equilibri, ancora una volta, non sono solo i fondamentali economici, ma soprattutto le scelte — e gli scontri — della politica internazionale.

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