2 Ottobre 2026, venerdì
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Hormuz, Trump alza la posta: missione navale Usa e nuova sfida all’Iran. Mercati cauti, petrolio in flessione

Europa in lieve rialzo, ma la geopolitica domina la scena: tensione nello Stretto, risposta dura di Teheran. L’Opec+ raffredda il greggio, valute stabili

Avvio di settimana all’insegna della cautela per i mercati europei, sospesi tra segnali di stabilità finanziaria e nuove incognite geopolitiche. Milano e Francoforte aprono in territorio positivo, mentre Parigi si muove poco sotto la parità, in un contesto in cui il vero barometro resta la crisi in Medio Oriente.

A Piazza Affari prevalgono le vendite su titoli simbolo come Stellantis e Ferrari, mentre si distingue StMicroelectronics, sostenuta da acquisti selettivi. Ma è fuori dai listini che si gioca la partita decisiva: lo snodo strategico dello Stretto di Hormuz torna al centro dello scenario globale.

Trump annuncia “Project Freedom”: scorta navale per sbloccare Hormuz

Donald Trump rilancia il protagonismo statunitense nella regione annunciando l’avvio di “Project Freedom”, un’operazione militare con l’obiettivo dichiarato di liberare le navi commerciali rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz dopo l’escalation del conflitto.

Il presidente americano, intervenendo sulla piattaforma Truth, ha definito l’iniziativa un “gesto umanitario”, sottolineando come molte delle imbarcazioni ferme appartengano a Paesi non coinvolti direttamente nella crisi e stiano esaurendo le scorte essenziali.

Washington, ha assicurato Trump, intende garantire un corridoio sicuro per consentire alle navi di lasciare l’area e riprendere le attività commerciali. Un’azione che, nelle parole del presidente, sarebbe “nell’interesse dell’Iran, del Medio Oriente e degli stessi Stati Uniti”.

Dietro la retorica umanitaria, tuttavia, si intravede una mossa strategica che rischia di modificare gli equilibri già fragili della regione.

Teheran avverte: “Ogni intervento sarà un atto ostile”

La reazione iraniana non si è fatta attendere ed è arrivata con toni durissimi. Ebrahim Azizi, figura chiave della sicurezza nazionale del Parlamento, ha definito qualsiasi presenza militare statunitense nello Stretto una violazione del cessate il fuoco.

Ancora più esplicito il messaggio del generale Ali Abdollahi, capo del comando Khatam Al-Anbiya, che ha lanciato un monito diretto: ogni forza straniera che tenterà di entrare o avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerata un bersaglio militare.

Un’escalation verbale che riporta lo scenario a livelli di tensione elevatissimi e che rende sempre più sottile il confine tra deterrenza e scontro diretto.

Petrolio in calo: l’Opec+ prova a stabilizzare il mercato

Nonostante il clima di incertezza, il mercato energetico mostra segnali di raffreddamento. Il prezzo del petrolio registra una flessione, influenzato dalla decisione di sette Paesi dell’Opec+ – tra cui Arabia Saudita e Russia – di aumentare la produzione.

L’intesa prevede un incremento di 188mila barili al giorno a partire da giugno 2026, una mossa che punta a compensare eventuali shock di offerta e a contenere la volatilità.

Il Wti scende sotto i 101 dollari al barile, mentre il Brent si attesta poco sopra i 107 dollari. In calo anche il gas naturale europeo, con i prezzi ad Amsterdam che arretrano dell’1,4%.

Il segnale è chiaro: il mercato prova a scommettere su una stabilizzazione, ma resta altamente sensibile a ogni sviluppo geopolitico.

Valute stabili, Asia in ordine sparso

Sul fronte valutario, prevale l’attesa. Il cambio euro-dollaro resta sostanzialmente invariato, confermando un equilibrio fragile ma stabile tra le due principali divise.

Lo yen mostra lievi segnali di rafforzamento, interpretati dagli operatori come possibili interventi delle autorità giapponesi per contenere la volatilità.

In Asia, la seduta si chiude in ordine sparso: in rialzo Taiwan e Seul, mentre Tokyo e le piazze della Cina continentale restano chiuse fino a metà settimana, riducendo temporaneamente i volumi e amplificando l’incertezza globale.

In un quadro dominato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, i mercati finanziari restano appesi a un equilibrio precario: tra diplomazia e minacce militari, ogni mossa può trasformarsi in un detonatore capace di incidere non solo sugli asset energetici, ma sull’intero sistema economico globale.

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