8 Luglio 2026, mercoledì
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Meloni nel mirino delle opposizioni: politica estera, economia e diritti, l’affondo è corale

Da Appendino a Ruotolo, fino al fronte unitario sull’università: critiche a raffica contro il governo. Al centro, rapporti internazionali, Patto di stabilità e libertà d’informazione

Un attacco a più voci, che attraversa politica estera, economia, università e libertà d’informazione, e che si concentra su un bersaglio preciso: l’azione del governo guidato da Giorgia Meloni. Dalle dichiarazioni televisive alle note ufficiali, le opposizioni serrano i ranghi e alzano il livello dello scontro.

A guidare l’offensiva è dal Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, che interviene duramente sulla collocazione internazionale dell’Italia. Secondo l’ex sindaca di Torino, la premier avrebbe “legato mani e piedi il Paese a compagni di viaggio sbagliati”, indicando una linea politica ritenuta subalterna agli Stati Uniti e distante dall’interesse nazionale. Nel mirino finiscono i rapporti con Donald Trump, il sostegno al premier ungherese Viktor Orbán, l’allineamento alle politiche europee di Ursula von der Leyen e la posizione su Israele guidato da Benjamin Netanyahu.

Appendino parla di una strategia che avrebbe prodotto effetti negativi concreti: dall’aumento dei costi energetici, legato all’acquisto di gas americano, fino all’incremento delle spese militari. “A pagare il prezzo sono gli italiani”, afferma, arrivando a chiedere alla presidente del Consiglio di “chiedere scusa”.

Sul fronte economico, l’esponente pentastellata torna a criticare con forza il Patto di stabilità europeo, ricordando come il Movimento 5 Stelle ne avesse denunciato fin dall’inizio l’impatto restrittivo. Una misura che, a suo dire, comporta tagli miliardari e contribuisce a un quadro già segnato da produzione industriale in calo, inflazione elevata e prospettive di recessione. Nel mirino, ancora una volta, le posizioni assunte in passato dalla stessa Meloni e dal ministro dell’Economia, accusati di aver sostenuto un accordo oggi rimesso in discussione.

Ma la pressione delle opposizioni non si ferma qui. Sul tema dell’università, si registra un fronte compatto che unisce Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva. In una nota congiunta, Alfredo D’Attorre, Antonio Caso, Elisabetta Piccolotti e Davide Faraone chiedono alla ministra Anna Maria Bernini di riaprire il confronto sulla riforma dei concorsi accademici.

La critica è netta: la maggioranza starebbe procedendo verso una “controriforma” senza dialogo, eliminando strumenti nazionali di valutazione come l’abilitazione scientifica e spingendo verso una gestione interamente locale dei concorsi. Una scelta che, secondo i firmatari, rischia di compromettere trasparenza e qualità del reclutamento, penalizzando soprattutto i giovani ricercatori già in condizioni precarie.

Sul versante della libertà di stampa, l’eurodeputato del Partito Democratico Sandro Ruotolo richiama invece l’urgenza di adeguarsi al Media Freedom Act europeo, anche alla luce delle sollecitazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il rischio, sottolinea, è quello di una procedura d’infrazione e di un ulteriore danno reputazionale per l’Italia.

Ruotolo denuncia inoltre una contraddizione di fondo: mentre Bruxelles chiede più garanzie su pluralismo e indipendenza dei media, la maggioranza interverrebbe sulla governance della RAI in senso opposto, abbassando le soglie per la nomina del consiglio di amministrazione.

Infine, sul dossier Medio Oriente, arriva la presa di posizione dell’eurodeputata dem Annalisa Corrado, che giudica “tardiva” la sospensione dell’accordo di cooperazione sulla difesa con Israele. Una decisione che, secondo Corrado, giunge dopo anni di richieste rimaste inascoltate e in un contesto aggravato dal conflitto e dalle violazioni denunciate a livello internazionale.

L’esponente del PD sollecita ora il governo a sostenere con coerenza anche la sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, sottolineando come non sia più tempo di attendismi.

Nel complesso, emerge un quadro di forte contrapposizione politica, in cui le opposizioni cercano convergenze su dossier chiave e mettono in difficoltà l’esecutivo su più fronti, dall’economia ai diritti, passando per la politica estera. Un’offensiva che segna un’accelerazione nel confronto parlamentare e che preannuncia settimane di tensione.

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