Il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, con il conflitto in Iran a fare da detonatore, torna a riverberarsi sui mercati globali, riaprendo il fronte dell’inflazione proprio mentre le banche centrali stavano valutando una graduale normalizzazione della politica monetaria. A lanciare il monito sono Vincent Mortier, Chief Investment Officer del Gruppo Amundi, e Monica Defend, Head of Amundi Investment Institute, che fotografano uno scenario in rapido mutamento, dove energia e aspettative inflattive tornano protagoniste.
L’effetto immediato si è manifestato sulle curve di break-even inflation, indicatore chiave delle attese sui prezzi futuri, in rialzo sia negli Stati Uniti sia in Europa. I mercati, spiegano i due analisti, stanno ricalibrando le probabilità di taglio dei tassi d’interesse, incorporando il rischio che il caro-energia si trasformi in un fenomeno più persistente del previsto.
Il nodo centrale resta proprio la durata dello shock energetico. Se i prezzi dovessero mantenersi elevati nel tempo, gli effetti di secondo livello diventerebbero inevitabili: compressione dei consumi, rallentamento della crescita e un contesto sempre più vicino a dinamiche stagflazionistiche su scala globale.
Europa più vulnerabile allo shock inflattivo
L’impatto, tuttavia, non sarà uniforme. Secondo l’analisi di Amundi, la zona euro appare l’anello debole. Nel 2026 l’indice dei prezzi al consumo potrebbe superare in modo significativo il target della Banca Centrale Europea, per poi rientrare solo parzialmente negli anni successivi, restando comunque sopra l’obiettivo.
Diversa la situazione negli Stati Uniti, dove l’impennata dei costi energetici dovrebbe colpire soprattutto le fasce di reddito più basse, senza però generare la stessa pressione sistemica osservabile nel Vecchio Continente. Una divergenza che riflette la diversa struttura economica e, soprattutto, la maggiore dipendenza energetica europea.
Nessun rischio sistemico, ma serve prudenza
Nonostante il quadro complesso, Mortier e Defend escludono scenari estremi: né iperinflazione né una recessione globale appaiono, allo stato attuale, all’orizzonte. Il contesto resta però fragile e richiede un cambio di passo nelle strategie di investimento.
La parola chiave è diversificazione. Secondo Amundi, è fondamentale integrare nei portafogli strumenti capaci di proteggere dall’inflazione — come titoli indicizzati, obbligazioni governative e materie prime — tenendo conto anche del mutamento delle tradizionali correlazioni tra azioni e bond.
Accanto a questo, gli esperti suggeriscono un rafforzamento delle strategie di copertura e una gestione più tattica del rischio. “Stiamo monitorando con attenzione l’evoluzione della crisi e, nel frattempo, riduciamo l’esposizione al rischio per aumentare la resilienza dei portafogli”, sottolineano.
Reddito fisso: più duration e selettività
Nel comparto obbligazionario, Amundi ha scelto di aumentare l’esposizione alla duration, puntando su una gestione attiva. Resta positiva la valutazione sulle obbligazioni societarie con fondamentali solidi, considerate ancora in grado di offrire valore in uno scenario incerto.
Quanto ai mercati emergenti, il lieve downgrade delle obbligazioni in valuta locale non cambia la visione complessiva: la crescita resta robusta e le opportunità non mancano, soprattutto nei Paesi che offrono rendimenti elevati.
Azionario, cautela nel breve ma fiducia nel lungo periodo
Sul fronte azionario prevale invece una maggiore prudenza nel breve termine, complice la volatilità alimentata dalle tensioni geopolitiche. Questo non scalfisce, però, le convinzioni strategiche di lungo periodo.
Europa, Giappone e mercati emergenti restano aree su cui Amundi continua a puntare, nonostante il rischio che l’attuale crisi rallenti temporaneamente la rotazione degli investimenti lontano dagli Stati Uniti. Una tendenza che, secondo gli analisti, è destinata comunque a consolidarsi nel tempo.
La bussola multi-asset
In un’ottica multi-asset, la strategia si traduce in un ridimensionamento tattico delle esposizioni più vulnerabili, in primis l’azionario, accompagnato da un rafforzamento delle posizioni sui titoli di Stato.
Restano invece confermate le convinzioni su obbligazioni corporate e debito emergente, ritenuti ancora pilastri utili per costruire portafogli equilibrati in una fase in cui l’incertezza geopolitica torna a dettare l’agenda dei mercati.
In sintesi, il messaggio di Amundi è chiaro: lo shock energetico non va sottovalutato, ma può essere gestito. A patto, però, di ripensare l’allocazione degli investimenti in chiave più flessibile, difensiva e globale.
