Una notte di fuoco torna a scuotere l’Ucraina meridionale e orientale, con un bilancio provvisorio che parla di almeno tre vittime e numerosi feriti, mentre si contano i danni – ingenti – lasciati da un’offensiva russa condotta con droni. A finire sotto attacco sono state in particolare Odessa e Kryvyi Rih, ma segnalazioni di raid arrivano anche da altre regioni del Paese.
Secondo le autorità ucraine, l’offensiva contro Odessa – città chiave sul Mar Nero – è stata tra le più intense delle ultime settimane: oltre 60 droni, in gran parte di tipo Shahed, hanno sorvolato e colpito aree urbane, prendendo di mira non solo infrastrutture strategiche ma anche edifici civili. Il bilancio nella città portuale è di una vittima e diversi feriti, tra cui un bambino.
Le immagini che emergono dai quartieri colpiti raccontano di abitazioni sventrate, attività commerciali distrutte e danni alle infrastrutture portuali. Ma è soprattutto l’impatto su una struttura sanitaria a colpire: tra gli edifici raggiunti dai raid figura infatti un reparto maternità, simbolo – secondo Kiev – di una pressione crescente e indiscriminata sulla popolazione civile.
Ancora più grave il bilancio a Kryvyi Rih, città natale del presidente Volodymyr Zelensky, dove due persone hanno perso la vita a seguito di attacchi condotti sempre con droni. Anche qui si registrano danni diffusi e operazioni di soccorso ancora in corso.
Durissimo il commento dello stesso Zelensky, che denuncia l’assenza di qualsiasi logica militare nell’offensiva. “Nella notte – ha dichiarato – i russi hanno colpito massicciamente Odessa. Non c’era alcun senso militare: si tratta semplicemente di terrore contro la vita civile ordinaria”. Il presidente ucraino lega questi attacchi alla strategia più ampia di Mosca, sostenendo che “ogni azione di questo tipo dimostra che la Russia non vuole porre fine alla guerra” e avvertendo che qualsiasi allentamento della pressione internazionale rischia di rivelarsi pericoloso.
Nel frattempo, nella stessa notte sono stati segnalati ulteriori attacchi anche nelle regioni di Poltava e Dnipro. Le autorità locali mantengono alta l’allerta mentre squadre di emergenza e soccorritori continuano a operare nelle aree colpite, tra macerie e infrastrutture compromesse.
L’ennesima escalation notturna conferma una dinamica ormai consolidata del conflitto: raid aerei e attacchi con droni sempre più frequenti e diffusi, che estendono il fronte ben oltre le linee di combattimento, colpendo il cuore delle città e la vita quotidiana dei civili.
