27 Luglio 2026, lunedì
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Carburanti alle stelle, l’opposizione attacca: “Il governo ignora famiglie e imprese”

Dal Partito democratico al M5S cresce la pressione su Palazzo Chigi: accise, caro energia e inflazione alimentare al centro dello scontro politico

Il prezzo della benzina corre, quello dei generi alimentari segue a ruota, mentre i salari restano fermi. È su questa combinazione che si riaccende lo scontro politico tra opposizione e governo, con il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle che accusano l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di immobilismo e di scarsa attenzione alle difficoltà quotidiane di famiglie e imprese.

A scandire i numeri è Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del PD, che mette in fila gli aumenti: ortaggi con rincari fino al 100% per i carciofi, +50% per i pomodori, oltre il 30% per zucchine e finocchi. A questi si aggiunge il caro carburante, che – sottolinea – incide trasversalmente su tutta la filiera produttiva. “Di fronte a questo scenario – osserva – la presidente del Consiglio sembra impegnata altrove”. Da qui la richiesta di un intervento immediato attraverso il meccanismo delle accise mobili, proposta avanzata dalla segretaria dem Elly Schlein per attenuare gli effetti delle oscillazioni dei prezzi energetici.

Sulla stessa linea Marco Sarracino, anche lui nella segreteria nazionale del PD, che accusa Meloni di essere “in campagna elettorale permanente”. Mentre l’attenzione politica si concentra su altri temi, sostiene, il Paese reale farebbe i conti con benzina sempre più cara, salari stagnanti e un accesso alle cure sempre più difficile. “Il governo – afferma – dovrebbe smettere di attaccare i magistrati e intervenire concretamente sul costo dei carburanti”.

Ancora più duro il giudizio del Movimento 5 Stelle. In una lettera, la deputata Chiara Appendino parla di “doppio tradimento”: prima le promesse, quando l’attuale premier era all’opposizione, di eliminare le accise; poi, una volta al governo, l’assenza di misure incisive. Secondo Appendino, le dichiarazioni di alcuni esponenti dell’esecutivo – secondo cui non ci sarebbe urgenza nel taglio delle accise – risultano scollegate dalla realtà di imprese e lavoratori. Il quadro descritto è quello di un sistema produttivo sotto pressione: aziende in difficoltà per i costi energetici, artigiani e partite IVA in affanno, agricoltori lasciati soli.

Nel ragionamento dell’ex sindaca di Torino entra anche la questione strategica dell’energia. L’idea di trasformare l’Italia in un hub del gas viene definita miope: la vera indipendenza, sostiene, passa dalle rinnovabili, considerate non solo una scelta ambientale ma anche geopolitica.

A complicare ulteriormente il quadro interviene lo scenario internazionale. Camilla Laureti, responsabile agricoltura del PD ed eurodeputata, richiama gli effetti della crisi in Medio Oriente e delle tensioni nello stretto di Hormuz. Le ricadute si fanno sentire direttamente sui costi di produzione agricola: il gasolio ha superato quota 1,5 euro al litro, con conseguenze immediate sui prezzi dell’ortofrutta e rischi futuri legati alla disponibilità di fertilizzanti.

Le difficoltà colpiscono anche pesca ed export, con possibili riduzioni delle giornate di attività e rallentamenti nelle esportazioni verso il Medio Oriente. Per questo, il PD chiede la convocazione urgente di un tavolo dedicato al settore e interventi per contrastare fenomeni speculativi lungo la filiera agroalimentare.

Il terreno di scontro è dunque ampio e stratificato: dal caro carburante all’inflazione alimentare, fino alla strategia energetica nazionale. Sullo sfondo, la percezione – rilanciata dalle opposizioni – di un divario crescente tra l’azione del governo e le difficoltà concrete del Paese. Una distanza che, con l’aumento dei prezzi, rischia di diventare sempre più difficile da colmare.

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