Nel cuore di una crisi che minaccia di ridefinire gli equilibri globali, lo stretto di Hormuz torna al centro della scena geopolitica. E con esso, la necessità – sempre più urgente – di una regia internazionale capace di evitare che la tensione si trasformi in un conflitto aperto e prolungato.
È in questo quadro che si inseriscono le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenuto a “Tg4 – Diario del giorno”, dove ha tracciato una linea chiara: prudenza, multilateralismo e centralità delle Nazioni Unite.
La guerra e il tempo incerto della diplomazia
Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha ipotizzato una conclusione “a breve” del conflitto, vengono accolte con cautela. “Ce lo auguriamo tutti”, afferma Crosetto, sottolineando tuttavia come il destino della guerra resti nelle mani dei tre attori direttamente coinvolti: Stati Uniti, Israele e Iran.
Un equilibrio fragile, in cui ogni previsione appare prematura. La guerra, suggerisce il ministro, non si misura in annunci ma in decisioni strategiche ancora tutte da compiere.
Hormuz, crocevia energetico e linea rossa
Il vero banco di prova, però, è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il traffico energetico mondiale. Qui si gioca una partita che va ben oltre i confini regionali.
Crosetto distingue nettamente tra il rafforzamento della missione europea Operazione Aspides nel Mar Rosso – già attiva per garantire la sicurezza delle rotte verso il Canale di Suez – e un eventuale intervento diretto nello stretto.
“Molti Paesi hanno detto no”, spiega, evidenziando il timore che una missione in quell’area possa essere percepita come un ingresso diretto nel conflitto. Una soglia che, per ora, la comunità internazionale non sembra disposta a varcare.
L’opzione Onu: una via per disinnescare la crisi
La proposta italiana guarda dunque a un’altra direzione: una missione internazionale sotto guida Onu. Un’ipotesi che, nelle parole del ministro, permetterebbe una partecipazione più ampia e meno polarizzata.
Non solo Europa o alleati della Nato, ma anche Paesi asiatici, direttamente interessati alle rotte energetiche che transitano da Hormuz. Una soluzione che, almeno nelle intenzioni, trasformerebbe un potenziale fronte di guerra in uno spazio di cooperazione multilaterale.
Il fronte iracheno e il rientro dei militari italiani
Nel frattempo, il conflitto produce effetti concreti anche sul terreno. Dopo i recenti attacchi aerei che hanno colpito basi in Iraq e Kuwait, l’Italia ha avviato operazioni di sicurezza per il proprio personale.
Crosetto ha confermato l’evacuazione, nella notte, di alcuni militari italiani da Baghdad. Trasferiti in Kurdistan iracheno grazie al coordinamento dei servizi di intelligence, proseguiranno il viaggio verso la Turchia prima del rientro in Italia.
Un’operazione condotta “in totale sicurezza”, che testimonia quanto il teatro mediorientale resti instabile e imprevedibile.
