7 Ottobre 2026, mercoledì
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Borse europee in rosso tra tensioni geopolitiche e petrolio alle stelle

I timori per l’escalation in Medio Oriente pesano sui mercati globali: Wall Street chiude in forte calo, il greggio resta vicino ai 100 dollari al barile e il dollaro si rafforza. A Piazza Affari soffrono le banche mentre avanzano i titoli energetici.

Le Borse europee aprono l’ultima seduta della settimana all’insegna della prudenza, con gli investitori che restano concentrati sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente e sulle possibili ripercussioni sull’economia globale. Il clima di incertezza si riflette sui listini del Vecchio Continente, che si muovono in territorio negativo sulla scia della debolezza registrata ieri a Wall Street.

Negli Stati Uniti la seduta si è conclusa con vendite diffuse: lo S&P 500 e il Dow Jones hanno lasciato sul terreno oltre l’1,5%, mentre il Nasdaq ha accusato una flessione dell’1,8%. Un segnale che conferma come i mercati internazionali restino estremamente sensibili alle tensioni geopolitiche e alle prospettive sui prezzi dell’energia.

In Europa l’avvio di giornata è in calo per tutte le principali piazze finanziarie. A Milano l’indice Ftse Mib segna in apertura una flessione dello 0,90%. Segno meno anche per Francoforte, con il Dax a -0,81%, e per Parigi dove il Cac 40 arretra dello 0,94%. Più marcato il ribasso a Madrid, dove l’Ibex 35 cede l’1,25%, mentre Londra limita le perdite con il Ftse 100 a -0,70%. Anche in Asia la giornata si è chiusa in territorio negativo: la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi con l’indice Nikkei in calo dell’1,25%.

Petrolio vicino ai 100 dollari

A dominare l’attenzione degli operatori è soprattutto il mercato energetico. Il petrolio resta stabilmente intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile, alimentato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio mondiale di greggio.

Secondo le ultime indicazioni, l’Iran avrebbe deciso di consentire il passaggio nello stretto soltanto alle petroliere dirette verso la Cina, mentre per le altre rotte il traffico risulta di fatto bloccato. Una scelta che accresce le preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e che contribuisce a mantenere alta la pressione sui prezzi.

A sostenere le quotazioni contribuisce anche una decisione dell’amministrazione statunitense, che ha concesso una “autorizzazione temporanea” ai Paesi interessati per acquistare petrolio russo rimasto finora bloccato in mare. Una misura che mira ad attenuare le tensioni sul mercato ma che non è riuscita, almeno per ora, a ridurre la volatilità.

In rialzo anche il gas naturale europeo: sul mercato di Amsterdam il contratto di riferimento scambia a 51,6 euro per megawattora, con un progresso dell’1,4%.

Dollaro forte, euro sotto quota 1,15

Nel clima di incertezza globale si rafforza il dollaro, tradizionalmente considerato un bene rifugio nelle fasi di turbolenza finanziaria. La valuta statunitense guadagna terreno sull’euro, che scende sotto la soglia di 1,15 dollari per la prima volta dallo scorso novembre, attestandosi a 1,1467.

Movimenti positivi anche nel mercato delle criptovalute, con il Bitcoin in rialzo del 2,4% a quota 71.400 dollari. Più stabile invece l’oro, che si mantiene sui livelli elevati raggiunti nelle ultime settimane, con la quotazione spot intorno ai 5.100 dollari l’oncia.

Piazza Affari: banche in calo, energia in rialzo

A Piazza Affari il quadro settoriale riflette chiaramente le tensioni geopolitiche. Il comparto bancario apre in territorio negativo, con vendite su diversi titoli del settore. Tra i più penalizzati figurano Mediobanca, in calo del 2,1%, e UniCredit, che arretra dell’1,9%.

In controtendenza, invece, il comparto energetico, sostenuto dall’impennata delle quotazioni del greggio. Saipem avanza del 2,1%, mentre Eni segna un progresso dell’1,1%.

Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga leggermente in avvio di seduta, portandosi a 83 punti base. Il rendimento del decennale italiano si attesta al 3,80%, segnale di un mercato obbligazionario ancora attento alle tensioni internazionali e ai possibili effetti sull’inflazione e sulla crescita globale.

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