12 Aprile 2026, domenica
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Prada cresce ancora: Miu Miu spinge i conti, ma Versace peserà sui margini nel 2026

Ricavi a 5,7 miliardi e utile netto a 852 milioni per il gruppo guidato da Andrea Guerra. L’exploit di Miu Miu continua a sostenere la crescita globale. L’ingresso di Versace rafforza la strategia industriale, ma avrà un effetto diluitivo sulla redditività nel breve periodo.

Per il quinto anno consecutivo il gruppo Prada archivia un bilancio in crescita, confermando la solidità del proprio modello nel panorama globale del lusso. Il 2025 si chiude con ricavi netti pari a 5,718 miliardi di euro, in aumento del 5% a cambi correnti e del 9% a cambi costanti.

Nel dato complessivo è inclusa anche la prima contribuzione di Versace, entrata nel perimetro del gruppo il 2 dicembre 2025 e capace di apportare 65 milioni di euro di ricavi nel periodo. Senza l’effetto dell’acquisizione, la crescita organica si attesterebbe comunque su un robusto +8%.

Utili in aumento e Miu Miu ancora locomotiva

Sul fronte della redditività, l’utile netto del gruppo sale a 852 milioni di euro, in crescita del 2% rispetto all’anno precedente. Il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea degli azionisti un dividendo di 0,166 euro per azione, leggermente superiore agli 0,164 euro distribuiti nel 2024.

A trainare ancora una volta l’espansione del gruppo è il marchio Miu Miu, protagonista di una crescita che non accenna a rallentare. Le vendite retail del brand sono aumentate del 35% a cambi costanti, nonostante il confronto con un 2024 straordinario, quando il marchio aveva registrato un balzo del 93%.

Nel solo quarto trimestre l’incremento è stato del 20%, segnale di una domanda rimasta solida e ben distribuita sia tra le diverse categorie di prodotto sia nei principali mercati geografici.

Diversa la dinamica per il marchio principale del gruppo. Le vendite al dettaglio di Prada hanno segnato una flessione dell’1% su base annua, ma con un progressivo recupero nel corso dell’anno: il secondo semestre ha mostrato segnali di rafforzamento e il quarto trimestre è tornato in territorio positivo. Nel complesso il brand ha generato 5,1 miliardi di euro di vendite retail, con una crescita del 9% a cambi costanti (8% organica).

Mercati globali: Americhe e Asia in testa

La crescita del gruppo è risultata diffusa in tutte le aree geografiche.

  • Asia Pacifico: +11% (+10% organico), con una domanda in miglioramento durante l’anno.
  • Europa: +5% (+4% organico), sostenuta dal turismo e dalla clientela locale.
  • Americhe: +18% (+15% organico), il mercato più dinamico grazie alla forte domanda interna.
  • Giappone: +3%, in un contesto di confronto con flussi turistici eccezionalmente elevati nel 2024.
  • Medio Oriente: +15%, confermando una traiettoria di crescita stabile.

La scommessa Versace

L’ingresso di Versace rappresenta una delle mosse strategiche più rilevanti nella recente storia del gruppo. Il presidente Patrizio Bertelli ha definito l’operazione «un passo significativo nell’evoluzione strategica del gruppo», sottolineando come il marchio della Medusa arricchisca il portafoglio con «un brand iconico e complementare» capace di sostenere le ambizioni di crescita nel lungo periodo.

Ma nel breve termine l’integrazione non sarà indolore. L’amministratore delegato Andrea Guerra ha chiarito che il consolidamento di Versace avrà «un effetto diluitivo sull’Ebit margin di gruppo nel 2026».

L’obiettivo, ha spiegato il manager, sarà quello di riportare gradualmente la redditività su un percorso di miglioramento a partire dal 2027.

La sfida è tutt’altro che marginale. Nel 2025 Versace ha registrato ricavi netti pari a 684 milioni di euro e una perdita operativa. Sotto il controllo della holding Capri Holdings, il marchio aveva già mostrato segnali di rallentamento: nell’esercizio fiscale 2024-2025, chiuso il 29 marzo, le vendite si erano fermate a 821 milioni di dollari, in calo rispetto a oltre un miliardo dell’anno precedente.

Per Prada, dunque, si apre una nuova fase: consolidare la crescita dei propri marchi e, allo stesso tempo, rilanciare uno dei nomi più iconici della moda italiana. Una scommessa industriale che potrebbe ridefinire gli equilibri del lusso globale nei prossimi anni.

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