Il Parlamento italiano si confronta con una delle crisi internazionali più gravi degli ultimi decenni. Nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama il governo riferisce sull’escalation in Medio Oriente e sulle richieste di supporto provenienti dai Paesi del Golfo, mentre il dibattito politico si accende tra accuse, tensioni e divisioni sul ruolo dell’Italia nel conflitto.
A esporre la linea dell’esecutivo sono stati il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuti prima alla Camera e poi al Senato. Assente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che tornerà in Aula l’11 marzo per un’informativa sulla situazione iraniana e sul prossimo Consiglio europeo.
Alla Camera, al termine del dibattito, è stata approvata la risoluzione di maggioranza con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astensioni.
L’allarme di Crosetto: «Mai così vicini all’abisso»
A Palazzo Madama il quadro tracciato dal ministro della Difesa è stato cupo e privo di attenuanti.
«La situazione è drammatica – ha dichiarato Crosetto – e sono convinto che mai negli ultimi decenni si sia arrivati così vicino all’orlo dell’abisso». Per il titolare della Difesa lo scenario internazionale attuale rappresenta «una situazione senza precedenti», segnata da un livello di tensione globale che potrebbe rapidamente degenerare.
Crosetto ha inoltre riconosciuto apertamente un punto politicamente sensibile: l’attacco militare condotto da Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani, ha affermato, «è avvenuto al di fuori delle regole del diritto internazionale». Una presa di posizione che ha immediatamente alimentato il confronto politico in Aula.
L’opposizione attacca: «No all’uso delle basi Usa»
Durissimo l’intervento della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha accusato il governo di non prendere una posizione netta.
«Dovete dire subito no all’uso delle basi americane sul nostro territorio», ha incalzato la leader dem. «Sarebbe una scelta contraria all’articolo 11 della Costituzione».
Schlein ha poi allargato il discorso al rapporto con Washington e alla linea europea dell’esecutivo: «Continuate a non scegliere l’Europa. Vi opponete al superamento del diritto di veto, siete contrari alla difesa comune e alla strategia “Buy European”. In questo momento serve invece più integrazione europea».
Secondo la segretaria del Pd, l’Italia dovrebbe esercitare un ruolo politico più incisivo per fermare l’escalation: «Se Crosetto dice che non si possono fermare gli attacchi di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, almeno provate a chiederlo. Iniziate a capire che dovreste scegliere l’Europa e non Trump».
Il Partito Democratico ha quindi annunciato il voto contrario alla risoluzione della maggioranza, giudicata «una delega in bianco mentre il mondo scivola verso la guerra».
Senato, scintille tra Renzi e Tajani
Il momento più teso della giornata si è registrato al Senato, dove il confronto tra maggioranza e opposizioni è degenerato in uno scontro diretto tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Tajani.
Nel suo intervento Renzi ha attaccato frontalmente la gestione diplomatica della crisi, definendo il titolare della Farnesina «mediocre». Le parole hanno provocato proteste e reazioni tra i banchi della maggioranza. Tajani, secondo quanto riferito dai senatori renziani, avrebbe reagito con gesti di disapprovazione, alimentando ulteriormente la tensione.
A quel punto è intervenuto il presidente del Senato Ignazio La Russa, chiamato a ristabilire l’ordine in Aula. Il presidente ha invitato alla calma, precisando che dalle sue osservazioni «non risultava alcun gesto particolare» da parte del ministro, rinviando comunque alle registrazioni ufficiali della seduta.
Le frizioni tra Renzi e Tajani si sono ripetute più volte durante il dibattito, segnando uno dei passaggi più accesi della discussione parlamentare.
M5S protesta alla Camera
Il clima di tensione non si è limitato all’Aula. Alla Camera il presidente dei deputati del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi ha abbandonato la riunione della conferenza dei capigruppo, convocata per organizzare le comunicazioni della premier Meloni previste l’11 marzo.
Secondo Ricciardi, le opposizioni avevano chiesto di separare il tema della crisi iraniana da quello del prossimo Consiglio europeo, proponendo inoltre un ulteriore passaggio parlamentare il 18 marzo.
La rottura è arrivata dopo uno scontro con il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. «Mentre la collega Chiara Braga stava parlando – ha accusato Ricciardi – continuava a interrompere fuori microfono. Se questo è il rispetto, allora la capigruppo se la facciano da soli».
Il capogruppo pentastellato ha poi interpretato il nervosismo della maggioranza come una conseguenza delle dichiarazioni rilasciate in radio dalla premier: «Si sono accorti che parlare fuori dal Parlamento pesa e ora cercano di rimediare».
Il Parlamento diviso mentre cresce la tensione internazionale
La giornata parlamentare fotografa un Paese politicamente diviso mentre la crisi mediorientale continua a crescere di intensità. Da un lato il governo difende una linea di cautela diplomatica e di collaborazione con gli alleati; dall’altro le opposizioni chiedono scelte più nette sul piano del diritto internazionale, dell’uso delle basi militari e del rapporto con Washington.
Sul tavolo resta soprattutto la domanda cruciale: quale ruolo potrà e vorrà giocare l’Italia in uno scenario che, come ha avvertito Crosetto, appare oggi più che mai «sull’orlo dell’abisso».
