2 Agosto 2026, domenica
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Terra dei Fuochi, 205 milioni confiscati ai fratelli Pellini

Maxi-provvedimento del Tribunale di Napoli: sigilli a 8 aziende, 224 immobili, 75 terreni. Sequestrati anche 3 barche e 2 elicotteri in 7 province

Una nuova, imponente stretta giudiziaria riporta al centro dell’attenzione la galassia imprenditoriale dei fratelli Pellini, attivi nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Il Tribunale di Napoli, Sezione Misure di Prevenzione presieduta da Teresa Areniello, ha disposto la confisca di beni per un valore complessivo di 204.914.706 euro nei confronti di Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, ritenuti destinatari di una misura patrimoniale fondata sulla loro “pericolosità qualificata” e sulla sproporzione tra ricchezze accumulate e redditi dichiarati.

Il provvedimento, eseguito dal Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, ha messo i sigilli a un patrimonio diffuso in sette province, da Roma a Cosenza, con un perimetro che fotografa la vastità degli interessi economici coinvolti.

Un impero sotto sequestro

Nel dettaglio, la confisca riguarda:

  • 8 aziende con sedi tra Napoli, Frosinone e Roma;
  • 224 immobili distribuiti tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone;
  • 75 terreni;
  • 70 rapporti finanziari;
  • 72 autovetture;
  • 3 imbarcazioni;
  • 2 elicotteri.

Un patrimonio eterogeneo e ramificato che, secondo le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sarebbe in parte frutto dei traffici illeciti di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi, il territorio campano segnato per anni da smaltimenti clandestini e roghi tossici.

Il nodo della “pericolosità qualificata”

Al centro del nuovo decreto vi è la conferma, da parte dei giudici, della perdurante “pericolosità qualificata” dei tre imprenditori, già condannati in via definitiva per disastro ambientale in relazione alle attività di traffico illecito di rifiuti.

L’istruttoria patrimoniale ha evidenziato — si legge nel provvedimento — una strutturale e significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti dichiarati. Un divario che, secondo il Tribunale, non è stato colmato dalle giustificazioni difensive, ritenute inidonee a dimostrare in modo plausibile e documentato la provenienza delle risorse impiegate.

La misura si inserisce nel solco delle confische di prevenzione, strumenti che prescindono dall’accertamento penale del singolo reato e si fondano sulla valutazione della pericolosità sociale e sull’origine illecita delle ricchezze.

Un iter giudiziario lungo quasi dieci anni

Il decreto depositato il 19 febbraio 2026 rappresenta l’ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria iniziata nel 2017. Una prima confisca era stata disposta nel 2019 e confermata in appello nel 2023. Nell’aprile 2024, tuttavia, la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento per vizi formali, ordinando la restituzione dei beni.

La Procura di Napoli, ritenendo tuttora sussistenti i presupposti della misura e permanenti gli elementi di pericolosità e sproporzione patrimoniale, aveva quindi avviato una nuova e approfondita ricognizione, estendendo gli accertamenti anche ai nuclei familiari.

Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale aveva nuovamente sequestrato il patrimonio, fino alla decisione definitiva arrivata ora, all’esito dell’istruttoria camerale.

Il segnale dello Stato

La nuova confisca — di fatto una replica rafforzata dopo l’annullamento formale del 2024 — assume un valore simbolico oltre che patrimoniale. Colpisce non solo aziende e immobili, ma anche beni di lusso come barche ed elicotteri, segno di una ricchezza ritenuta incompatibile con le entrate ufficiali.

Nel cuore della Terra dei Fuochi, territorio che per anni ha pagato un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari, il provvedimento si configura come un’ulteriore affermazione della linea dello Stato: aggredire i patrimoni ritenuti frutto di attività illecite e spezzare il legame tra economia legale e traffici ambientali.

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