3 Agosto 2026, lunedì
HomeItaliaPoliticaPiemonte, bufera su SCR: chiesto il rinvio a giudizio di un consigliere....

Piemonte, bufera su SCR: chiesto il rinvio a giudizio di un consigliere. Le opposizioni attaccano: “La destra usa due pesi e due misure”

Il caso investe la Società di Committenza regionale. Disabato (M5S) incalza la Giunta, mentre il Consiglio approva all’unanimità un ordine del giorno a difesa del gruppo Gedi e delle redazioni de La Stampa e Repubblica

La richiesta di rinvio a giudizio è sul tavolo dall’11 febbraio. L’accusa, pesante, è di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità. Eppure, a oggi, il membro del Consiglio di amministrazione di SCR Piemonte – la Società di Committenza della Regione – è ancora al suo posto.

Secondo l’impostazione accusatoria, il consigliere avrebbe “abusato della sua qualità e dei suoi poteri di pubblico ufficiale” per indurre i dipendenti della società a riconoscere a un’impresa privata appaltatrice adeguamenti di prezzo “in misura straordinaria e indebita”. Un’ipotesi che, se confermata, inciderebbe direttamente sul cuore della funzione pubblica di SCR, snodo centrale negli appalti regionali.

La Regione Piemonte ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento. Ma per le opposizioni manca un tassello politico: la rimozione – o almeno la sospensione – del componente del CdA per ragioni di opportunità istituzionale.

A sollevare il caso in Aula è stata Sarah Disabato, capogruppo del Movimento 5 Stelle, che in un question time ha incalzato l’assessore competente. La risposta, fornita dall’assessore Vignale, ha ricostruito l’iter formale: il Settore Indirizzi e controlli sulle società partecipate ha invitato gli organi di vigilanza di SCR a valutare l’attivazione delle procedure previste per eventuali violazioni e sanzioni regolamentari. Procedure che – è stato spiegato – sarebbero state avviate solo ora.

Un passaggio che per le opposizioni suona come un’ammissione di ritardo. La notizia dell’indagine circolava almeno dall’aprile 2025, sottolinea Disabato, e la richiesta di rinvio a giudizio risale a febbraio. «Ferma restando la presunzione d’innocenza – osserva – il tema è politico: la destra si scopre garantista a giorni alterni».

Il riferimento è a un precedente che riapre una ferita ancora viva nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Nel febbraio 2023 la Giunta regionale rimosse un componente del CdA di Finpiemonte per presunte violazioni del codice etico, mai sfociate in un’indagine né in un procedimento penale. In quel caso, ricordano dai banchi della minoranza, la decisione fu rapida e senza esitazioni. Il consigliere, peraltro, era espressione delle opposizioni.

Oggi, invece, nonostante un’accusa formalizzata e una richiesta di processo, la scelta politica tarda ad arrivare. «Non stupisce – attacca Disabato –: la nomina è in capo alla maggioranza». La formula è netta: due pesi, due misure.

Editoria e territorio, l’Aula si compatta

Se sul caso SCR lo scontro è frontale, su un altro fronte il Consiglio regionale trova invece una rara convergenza. Con voto unanime è stato approvato un ordine del giorno a tutela del patrimonio editoriale e dei livelli occupazionali delle testate del gruppo Gedi, a partire da La Stampa, La Sentinella del Canavese e la Repubblica.

Il documento porta la firma congiunta delle capigruppo di opposizione: Gianna Pentenero (Pd), Alice Ravinale (Avs), Sarah Disabato (M5S) e Vittoria Nallo (Stati Uniti d’Europa per il Piemonte).

Al centro, le preoccupazioni per il destino del gruppo Gedi e per le scelte industriali riconducibili a Exor e alla famiglia Elkann. Le tensioni che hanno già interessato realtà come Marelli e Iveco, insieme alla riduzione della produzione negli impianti Stellantis, alimentano il timore che anche l’informazione possa diventare terreno di disimpegno.

«La stampa non si può svendere, giornalisti e giornaliste vanno difesi», è il messaggio politico lanciato dall’Aula. Non solo una questione occupazionale, ma un presidio democratico. La richiesta è che la Regione non resti spettatrice rispetto a eventuali operazioni societarie e che metta in campo tutte le iniziative istituzionali per garantire continuità industriale e salvaguardia dei posti di lavoro.

Il voto unanime viene rivendicato come segnale politico: in un clima spesso polarizzato, la difesa dell’informazione libera diventa terreno comune. «Un’informazione autonoma e solida – sostengono le firmatarie – è garanzia per il territorio e per l’attuazione dei principi costituzionali».

Due dossier, due piani diversi – etica pubblica e libertà di stampa – ma un filo rosso che attraversa il dibattito piemontese: la richiesta di coerenza nelle scelte politiche e di responsabilità nelle decisioni che incidono sulla credibilità delle istituzioni e sulla qualità della democrazia.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti